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Vademecum rifiuti in discarica

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Vademecum rifiuti in discarica

ID 9217 | 10.10.2019

Rev. 0.0 Ottobre 2019

Il presente elaborato intende fornire una panoramica, anche con il supporto di immagini, di quelle che sono le caratteristiche proprie dell’area di discarica e dei i criteri di ammissibilità dei rifiuti nelle diverse tipologie di discarica.

Il vademecum risulta essere così strutturato:

Premessa
1. Definizione di discarica
2. Caratteristiche dell’area di discarica dei rifiuti
2.1 Caratteristiche fisiche di una discarica
2.2 Gestione di una discarica di rifiuti
3. Criteri costruttivi e gestionali
3.1 Impianti di discarica per rifiuti inerti
3.2 Impianti per rifiuti non pericolosi e per rifiuti pericolosi
3.3 Caratteristiche degli impianti di deposito sotterraneo dei rifiuti
4. Ammissibilità dei rifiuti in discarica
4.1 Caratterizzazione di base
4.2 Verifica della conformità
4.3 Verifica in loco
5. Impianti di discarica per rifiuti inerti
6. Impianti di discarica per rifiuti non pericolosi
7. Impianti di discarica per rifiuti pericolosi
8. Criteri di ammissibilità in depositi sotterranei
9. Deroghe valori limite
10. Autorizzazione
10.1 AIA
Fonti

...

Excursus

Per discarica dei rifiuti si intende un’operazione di smaltimento e deposito permanente in un’area con caratteristiche ben definite.

L’art. 179 del d.lgs. n. 152/2006, stabilisce la gerarchia dei rifiuti, intesa come “ordine di priorità” nella politica e nell’attività di gestione dei rifiuti, che vede come opzioni da seguire nell’ordine:

a) la prevenzione, intesa come insieme di misure volte ad impedire la produzione di rifiuti;
b) la preparazione per il riutilizzo, definita come operazione di controllo, pulizia e riparazione, che permette il riutilizzo del bene;
c) il riciclaggio, ovvero quella particolare forma di recupero attraverso il trattamento con tecniche appropriate per ottenere altri prodotti o materiali;
d) il recupero di altro tipo, come ad esempio avviene con le tecniche di recupero per produrre energia e l’utilizzo del rifiuto pretrattato come combustibile, e, solo in ultimo,
e) lo smaltimento, che a sua volta può avvenire, secondo due modalità principali. La prima è costituita dall’incenerimento, la seconda (residuale) dal conferimento a discarica.

Il conferimento in discarica dei rifiuti costituisce l’ultima opzione prevista per il trattamento dei rifiuti.

...

Normativa di riferimento

- D.Lgs. n. 152/2006 (Testo Unico Ambientale, il cui art. 182, comma 5 dichiara espressamente che “Le attività di smaltimento in discarica dei rifiuti sono disciplinate secondo le disposizioni del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, di attuazione della direttiva 1999/31/CE”);
- D.Lgs. n. 36/2003, che ha dato attuazione alla direttiva 1999/31/CE sulle discariche;
- D.M. 27 settembre 2010 (Criteri di ammissibilità dei rifiuti in discarica).

Definizione di discarica all’art. 2, c. 1, lett. g), D.Lgs. n. 36/2003

“discarica”: area adibita a smaltimento dei rifiuti mediante operazioni di deposito sul suolo o nel suolo, compresa la zona interna al luogo di produzione dei rifiuti adibita allo smaltimento dei medesimi da parte del produttore degli stessi, nonché qualsiasi area ove i rifiuti sono sottoposti a deposito temporaneo per più di un anno. Sono esclusi da tale definizione gli impianti in cui i rifiuti sono scaricati al fine di essere preparati per il successivo trasporto in un impianto di recupero, trattamento o smaltimento, e lo stoccaggio di rifiuti in attesa di recupero o trattamento per un periodo inferiore a tre anni come norma generale, o lo stoccaggio di rifiuti in attesa di smaltimento per un periodo inferiore a un anno;

Pertanto, un “deposito permanente”, può essere qualificato come discarica anche in queste ipotesi:

- area adibita a smaltimento dei rifiuti mediante operazioni di deposito;
- deposito di rifiuti (deposito inteso come stoccaggio) in attesa di recupero o trattamento per un periodo uguale o superiore a tre anni come norma generale (cioè, a meno di eventuali autorizzazioni per periodi uguali o superiori a tre anni rilasciate dalle competenti PA);
- qualsiasi area ove i rifiuti sono sottoposti a deposito, in attesa di smaltimento, per più di un anno (la norma parla di deposito temporaneo ma in realtà si tratta di “stoccaggio” da non confondere con il “deposito temporaneo” di cui all’art. 183, c. 1, lett. m), D.Lgs. n. 152/2006).

L’art. 3 co. 2 D.Lgs. n. 36/2003, poi, indica le operazioni di gestione dei rifiuti che non sono considerate “discarica” (in quanto si tratta di specifiche attività di recupero, da verificare però in concreto, caso per caso).

[panel]2. Il presente decreto non si applica:
a) alle operazioni di spandimento sul suolo di fanghi, compresi i fanghi di depurazione delle acque reflue domestiche ed i fanghi risultanti dalle operazioni di dragaggio, e di materie analoghe a fini fertilizzanti o ammendanti;
b) all'impiego di rifiuti inerti idonei in lavori di accrescimento o ricostruzione e riempimento o a fini di costruzione nelle discariche;
c) al deposito di fanghi di dragaggio non pericolosi presso corsi d'acqua minori da cui sono stati dragati e al deposito di fanghi non pericolosi nelle acque superficiali, compreso il letto e il sottosuolo corrispondente;
d) al deposito di terra non inquinata ai sensi del decreto del Ministro dell'ambiente 25 ottobre 1999, n. 471, o di rifiuti inerti non pericolosi derivanti dalla prospezione ed estrazione, dal trattamento e dallo stoccaggio di minerali, nonche' dall'esercizio di cave.[/ panel]

Tre sono le tipologie di discarica (D.Lgs. n. 36/2003, art. 4, c. 1):

- discarica per rifiuti inerti;
- discarica per rifiuti non pericolosi (tra i quali i Rifiuti Solidi Urbani, RSU);
- discarica per rifiuti pericolosi (tra i quali, le ceneri e gli scarti degli inceneritori).

Figura 1

 [...]

Caratteristiche fisiche di una discarica

La scelta del sito per la localizzazione rappresenta il primo e più importante passo nella realizzazione di una discarica, che deve tenere conto sia di aspetti tecnici (quali la permeabilità dei terreni e l’accessibilità del sito) che economico-sociali.

Figura 2

La struttura tipica per una discarica, ancorché molto semplificata, prevede un:

- fondo passivo di argilla e di isolamento plastico (geomembrana),
- uno strato di sabbia o altro materiale con proprietà simili per l’assorbimento e il recupero del percolato,
- uno strato superficiale di terreno per la copertura e la crescita delle piante ed i sistemi di raccolta, controllo e stoccaggio o trattamento delle emissioni (biogas e percolato).
- la copertura finale provvista di piante.

Il sistema di raccolta del percolato solitamente consiste in una rete di tubi fessurati immersi in uno strato di ghiaia drenante appena al di sopra dello strato di impermeabilizzazione. Tale sistema permette di intercettare i flussi di percolato e di inviarli ad appositi impianti di trattamento (biologico o chimico-fisico).

Il percolato può essere definito come un’acqua di rifiuto complessa ed altamente inquinata, che è il risultato dei processi biologici, chimici e fisici che si svolgono all’interno delle discariche.

In particolare, secondo la lett. m) dell’art. 2, c. 1 del D.Lgs. n. 36/2003, per “percolato” deve intendersi il “liquido che si origina prevalentemente dall’infiltrazione di acqua nella massa dei rifiuti o dalla decomposizione degli stessi”.

m) "percolato"; liquido che si origina prevalentemente dall'infiltrazione di acqua nella massa dei rifiuti o dalla decomposizione degli stessi;.

[...]

Impianti per rifiuti non pericolosi e per rifiuti pericolosi

Ubicazione

Di norma gli impianti di discarica per rifiuti pericolosi e non pericolosi non devono ricadere in:

- aree individuate ai sensi dell'articolo 17, comma 3, lettera m), della legge 18 maggio 1989, n. 183;
- aree individuate dagli articoli 2 e 3 del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357;
- territori sottoposti a tutela ai sensi del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490;
- aree naturali protette sottoposte a misure di salvaguardia ai sensi dell'articolo 6, comma 3, della legge 6 dicembre 1991, n. 394;
- aree collocate nelle zone di rispetto di cui all'articolo 21, comma 1, del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152.

La discarica puo' essere autorizzata solo se le caratteristiche del luogo, o le misure correttive da adottare, indichino che la discarica non costituisca un grave rischio ecologico.

Per ciascun sito di ubicazione devono essere esaminate le condizioni locali di accettabilita' dell'impianto in relazione a:

- distanza dai centri abitati;
- collocazione in aree a rischio sismico di 2^ categoria cosi' come classificate dalla legge 2 febbraio 1974, n. 64, e provvedimenti attuativi, per gli impianti di discarica per rifiuti pericolosi sulla base dei criteri di progettazione degli impianti stessi;
- collocazione in zone di produzione di prodotti agricoli ed alimentari definiti ad indicazione geografica o a
denominazione di origine protetta ai sensi del regolamento (CEE) n. 2081/92 e in aree agricole in cui si ottengono prodotti con tecniche dell'agricoltura biologica ai sensi del regolamento (CEE) n. 2092/91;
- presenza di rilevanti beni storici, artistici, archeologici.

Per le discariche di rifiuti pericolosi e non pericolosi che accettano rifiuti contenenti amianto, deve essere oggetto di specifico studio, al fine di evitare qualsiasi possibile trasporto aereo delle fibre, la distanza dai centri abitati in relazione alla direttrice dei venti dominanti. Tale direttrice e' stabilita sulla base di dati statistici significativi dell'intero arco dell'anno e relativi ad un periodo non inferiore a 5 anni.

Protezione delle matrici ambientali

Al fine di garantire l'isolamento del corpo dei rifiuti dalle matrici ambientali, la discarica deve soddisfare i seguenti requisiti tecnici:
- sistema di regimazione e convogliamento delle acque superficiali;
- impermeabilizzazione del fondo e delle sponde della discarica;
- impianto di raccolta e gestione del percolato;
- impianto di captazione e gestione del gas di discarica (solo per discariche dove sono smaltiti rifiuti biodegradabili);
- sistema di copertura superficiale finale della discarica.

Deve essere garantito il controllo dell'efficienza e dell'integrita' dei presidi ambientali (sistemi di impermeabilizzazione, di raccolta del percolato, di captazione gas, etc.), e il mantenimento di opportune pendenze per garantire il ruscellamento delle acque superficiali.

[...]

Copertura superficiale finale

La copertura superficiale finale della discarica deve rispondere ai seguenti criteri:

- isolamento dei rifiuti dall'ambiente esterno;
- minimizzazione delle infiltrazioni d'acqua;
- riduzione al minimo della necessita' di manutenzione;
- minimizzazione dei fenomeni di erosione;
- resistenza agli assestamenti ed a fenomeni di subsidenza localizzata;

La copertura deve essere realizzata mediante una struttura multistrato costituita, dall'alto verso il basso, almeno dai seguenti strati:

Figura 4

[...]

Ammissibilità dei rifiuti in discarica

Articolo 7 (Rifiuti ammessi in discarica) D.Lgs. n. 36/2003

I rifiuti possono essere collocati in discarica solo dopo trattamento.

Tale disposizione non si applica:

- ai rifiuti inerti il cui trattamento non sia tecnicamente fattibile;
- ai rifiuti il cui trattamento non contribuisce al raggiungimento delle finalita' di cui all'articolo 1, riducendo la quantita' dei rifiuti o i rischi per la salute umana e l'ambiente, e non risulta indispensabile ai fini del rispetto dei limiti fissati dalla normativa vigente. L'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale individua, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, i criteri tecnici da applicare per stabilire quando il trattamento non e' necessario ai predetti fini.

Nelle discariche per rifiuti inerti possono essere ammessi esclusivamente i rifiuti inerti che soddisfano i criteri della normativa vigente.

Nelle discariche per i rifiuti non pericolosi possono essere ammessi i seguenti rifiuti:

- rifiuti urbani;
- rifiuti non pericolosi di qualsiasi altra origine che soddisfano i criteri di ammissione dei rifiuti previsti dalla normativa vigente;
- rifiuti pericolosi stabili e non reattivi che soddisfano i criteri di ammissione.

Nelle discariche per rifiuti pericolosi possono essere ammessi solo rifiuti pericolosi che soddisfano i criteri fissati dalla normativa vigente.

I criteri di ammissione in discarica sono definiti con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con i Ministri delle attivita' produttive e della salute, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome.

Caratterizzazione di base

Il produttore dei rifiuti è tenuto ad effettuare la caratterizzazione di base di ciascun tipologia di rifiuti conferiti in discarica, prima del conferimento in discarica ovvero dopo l'ultimo trattamento effettuato.

La caratterizzazione di base determina le caratteristiche dei rifiuti attraverso la raccolta di tutte le informazioni necessarie per lo smaltimento finale in condizioni di sicurezza.

La caratterizzazione di base è obbligatoria per qualsiasi tipo di rifiuto ed è effettuata nel rispetto delle prescrizioni stabilite nell'allegato 1 D.M. 27/09/2010.

La caratterizzazione di base è effettuata in corrispondenza del primo conferimento e ripetuta ad ogni variazione significativa del processo che origina i rifiuti e, comunque, almeno una volta l'anno.
Se le caratteristiche di base di una tipologia di rifiuti dimostrano che gli stessi soddisfano i criteri di ammissibilità per una categoria di discarica, tali rifiuti sono considerati ammissibili nella corrispondente categoria.

La mancata conformità ai criteri comporta l'inammissibilità dei rifiuti a tale categoria.

Il gestore è tenuto a conservare i dati richiesti per un periodo di cinque anni.

Figura 5

[...]

Impianti di discarica per rifiuti inerti

Rifiuti inerti definizioni all'art. 2, comma 1, lettera e) del D.Lgs. n. 36/2003.

e) "rifiuti inerti": i rifiuti solidi che non subiscono alcuna trasformazione fisica, chimica o biologica significativa; i rifiuti inerti non si dissolvono, non bruciano ne' sono soggetti ad altre reazioni fisiche o chimiche, non sono biodegradabili e, in caso di contatto con altre materie, non comportano effetti nocivi tali da provocare inquinamento ambientale o danno alla salute umana. La tendenza a dar luogo a percolati e la percentuale inquinante globale dei rifiuti, nonche' l'ecotossicita' dei percolati devono essere trascurabili e, in particolare, non danneggiare la qualita' delle acque, superficiali e sotterranee;

 
Fatto salvo quanto previsto dall'art. 10 D.M. 27/09/2010, sono smaltiti nelle discariche per rifiuti inerti:

- i rifiuti elencati nella tabella 1 senza essere sottoposti ad accertamento analitico, in quanto sono considerati già conformi ai criteri specificati nella definizione di rifiuti inerti di cui all'art. 2, comma 1, lettera e) del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36 ed ai criteri di ammissibilità (D.M. 27/09/2010).

Si deve trattare di una singola tipologia di rifiuti proveniente da un unico processo produttivo.

Sono ammesse, insieme, diverse tipologie di rifiuti elencati nella tabella 1, purché provenienti dallo stesso processo produttivo;

-  i rifiuti inerti che, a seguito della caratterizzazione di base, soddisfano i seguenti requisiti:

- sottoposti a test di cessione di cui all'allegato 3 del D.M. 27/09/2010, presentano un eluato conforme alle concentrazioni fissate nella tabella 2 di seguito;
- non contengono contaminanti organici in concentrazioni superiori a quelle indicate nella tabella 3 del presente decreto.

E' vietato il conferimento in discarica per inerti di rifiuti che contengono PCB, come definiti dal decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 209, in concentrazione superiore a 1 mg/kg e che contengono diossine e furani, calcolati secondo i fattori di equivalenza di cui alla tabella 4, in concentrazione superiore a 0,0001 mg/kg. Per gli altri inquinanti organici persistenti si applicano i limiti di cui all'allegato IV del Regolamento (CE) n. 850/2004 e successive modificazioni.

Qualora sia dubbia la conformità dei rifiuti ai criteri specificati nella definizione di rifiuti inerti di cui all'art. 2, comma 1, lettera e) del D.Lgs. n. 36/2003, ovvero si sospetti una contaminazione (da un esame visivo o in relazione all'origine del rifiuto), anche i rifiuti di cui alla tabella 1 sono sottoposti ad analisi o semplicemente respinti dal gestore.

I rifiuti elencati non possono essere ammessi in una discarica per rifiuti inerti se risultano contaminati o contengono altri materiali o sostanze come metalli, amianto, plastica, sostanze chimiche in quantità tale da aumentare il rischio per l'ambiente o da determinare il loro smaltimento in una discarica appartenente ad una categoria diversa.

Tabella 6

Tab 1

[...Segue in allegato]

Fonti
D.Lgs. n. 152/2006
D.Lgs. n. 36/2003
D.M. 27/09/2010
Raccomandazioni progettazione discariche ISPRA 2008

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