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ID 8254 / 26 Aprile 2026 - Download Scheda
In allegato Documentazione sul disastro IAEA, ONU, Green Peace, altri.
- The impact of the Russian drone attack on Chornobyl NSC - Greanpeace 2026
- Il rapporto del Chernobyl Forum ENEA - ENEA 2006
- Report Chernobyl - Greanpeace 2006
- The Chernobyl Forum - IAEA - Rev. 2. 2006
- Resolution Chernobyl - ONU 2006
- Report Chernobyl - ONU 2005
- La catastrofe di Chernobyl - M. Felix Febbraio 2000
- Procedimento incidente di Chernobyl - Tribunale permanente dei popoli -1996
- Assessment of Radiological Consequences Chernobyl IAEA 1991 - Summary - IAEA 1991
- Assessment of Radiological Consequences Chernobyl - IAEA 1991
- The International Chernobyl Project - Technical Report - IAEA 1991
Il 26 aprile del 1986, intorno all’1.23 di notte, mentre è in corso un test di sicurezza, esplode uno dei quattro reattori attivi nella centrale nucleare di Chernobyl, a circa 100 chilometri da Kiev, Ucraina. Una nube di materiale radioattivo fuoriesce dal reattore: è il più grave incidente mai verificatosi in una centrale nucleare, le radiazioni emesse sono 100 volte più potenti di quelle delle bombe di Hiroshima e Nagasaki. Le aree circostanti vengono contaminate, 336mila persone sono costrette all’evacuazione e le nubi radioattive raggiungono anche gli altri Paesi europei. I morti accertati sono 65 secondo il rapporto del Chernobyl Forum, oltre 4mila i casi di persone che a quell’epoca avevano meno di 18 anni e che si sono ammalati di tumore alla tiroide probabilmente (ma il rapporto causa-effetto è difficile da accertare) a causa delle radiazioni.
A Pripyat c’erano circa 50mila abitanti qui, prima che il 26 aprile 1986 l’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl, poco distante, costringesse tutti quanti a scappare (il giorno dopo, in sole tre ore) il più lontano possibile dalla città che fino a quel momento era stata vivace e moderna. Cinquantamila persone che, salendo a bordo di numerosi autobus mandati appositamente, si sono lasciate alle spalle la vita di tutti i giorni e sono partite portando con sé solo i documenti e pochi oggetti necessari. L’annuncio del comune parlava di un’evacuazione temporanea ma si raccomandava con i cittadini di chiudere acqua, luce e gas. Nessuno invece ha mai fatto ritorno nella cittadina.
Gli abitanti di Pripyat rimasero per circa 33 ore ignari di quanto era avvenuto nella centrale: l’allarme e l’ordine di evacuazione venne diffuso nel pomeriggio del 27 di aprile. E solo il 28 di aprile la notizia venne resa nota nel resto dell’Unione Sovietica con un comunicato letto durante i notiziari della tv di Stato.
Molti i “liquidatori” morti, ovvero coloro che lavorarono alla deconatminazione del sito del reattore nucelare, delle strade, alla costruzione di un “sacrofago” per il reattore, dopo il disastro. Al lavoro tra il 1986, il 1987 e fino al 1990.
Case, ospedali, scuole, strade, tutto è è rimasto immobile da allora a raccontare quello che c’era e che non c’è più. Solo il degrado, la rovina e la vegetazione che ingoia tutto rivelano come in realtà siano passati molti anni.
Chernobyl Forum
Il Chernobyl Forum è stato un incontro istituzionale promosso dall'IAEA che ha avuto luogo dal 3 al 5 febbraio 2003, a Vienna. Vi hanno partecipato, oltre all'IAEA, altre organizzazioni dell'ONU (FAO, UN-OCHA, UNDP, UNEP, UNSCEAR, OMS), la Banca Mondiale e le autorità della Russia, della Bielorussia e dell'Ucraina. Un secondo incontro si è tenuto il 10 e 11 marzo 2004 e un terzo dal 18 al 20 aprile 2005.
Lo scopo degli incontri è stato quello di mettere in chiaro in maniera scientifica gli effetti sulla salute e sull'ambiente del disastro di Chernobyl. Il forum ha fornito una stima delle vittime passate e future causate dalle radiazioni e dal fallout di materiale radioattivo.
Il forum è presieduto da Burton Bennett, specialista di effetti radiologici, e annovera tra i suoi membri rappresentanti dei governi dei tre paesi maggiormente colpiti dal disastro.
Il rapporto pubblicato dal forum contiene importanti conclusioni:
Del personale della centrale presente nell'unità 4 della centrale al momento dell'esplosione, 2 sono morti sul colpo in seguito all'esplosione e 1 per trombosi coronarica.
Dei 1057 lavoratori di emergenza (emergency workers) fra personale della centrale, pompieri (di cui 4 deceduti per la caduta del loro elicottero), forze dell'ordine intervenuti durante le prime ore dall'incidente e che sono stati fortemente esposti a dosi di irraggiamento molto elevate (fra i due e i 20 Gy), 134 hanno contratto la Sindrome Acuta da Radiazioni.
28 di questi lavoratori di emergenza sono morti per la sindrome di radiazione acuta, nel corso dell'anno 1986.
19 lavoratori di emergenza sono morti tra il 1987 e il 2004 per cause varie. Comunque le loro morti non sono necessariamente, e in alcuni casi certamente no, direttamente imputabili all'esposizione alle radiazioni.
Fra la popolazione di bambini e adolescenti dei dintorni che bevvero latte contaminato con iodio-131, furono diagnosticati più di 4000 casi di tumore della tiroide nel periodo fino al 2002, con un incremento notevole rispetto al periodo precedente. Gran parte di questi casi è da attribuirsi sicuramente all'esposizione a iodio-131. Tuttavia, fra i 4000 casi sono stati registrati solo 15 decessi a tutto il 2002. Il tasso di guarigione da questo tipo di tumore è infatti normalmente elevato (90%), e si attesta pressoché al 99% nel caso di Chernobyl.
I 600 000 lavoratori incaricati di assicurare un ritorno alla normalità lavorando con turni di brevi periodi nei 4 anni successivi (liquidatori), ricevettero dosi di radiazione meno elevate dei primi intervenuti, ma fino a più di 500 mSv, e con una media di 100 mSv, da raffrontarsi con un fondo medio naturale annuo a livello mondiale di 2.4 mSv, estremamente variabile da luogo a luogo: 2 mSv (media Italia), 2.4 mSv (media Polonia), fino a valori da 10 a 150 mSv in località abitate di Brasile, Finlandia, India, Iran, Italia, Svezia, o in fabbricati costruiti in granito.
I 116 000 abitanti di zone altamente contaminate ed evacuati nei giorni successivi al disastro, ricevettero in media 33 mSv.
I 270 000 residenti in zone «strettamente controllate» dal 1986 al 2005, hanno ricevuto dosi di più di 50 mSv.
I residenti di altre zone contaminate a lungo raggio, circa 5 000 000 in Ucraina, Bielorussia e Russia, hanno ricevuto basse dosi di radiazione, 10 - 20 mSv, non molto più alte delle dosi ricevute dal fondo naturale di radiazione ambientale. L'attuale classificazione delle zone deve essere rivista e ammorbidita alla luce delle nuove conclusioni.
Sul totale della popolazione (circa 6 000 000) costituita dai liquidatori e i residenti a corto e lungo raggio, analisi epidemiologiche non hanno evidenziato un aumento dei casi di tumori e leucemie, rispetto al periodo precedente al disastro. Tuttavia, il Chernobyl Forum ha stimato (in base a modelli teorici utilizzati nel settore radioprotezionistico e al modello cautelativo LNT) che in questa popolazione nei successivi 80 anni al disastro si verificheranno 4 000 decessi aggiuntivi per tumori e leucemie, decessi che non sarà possibile distinguere dai circa 1 500 000 di decessi di persone che comunque moriranno per malattie oncologiche per cause non dovute al disastro (malattie che normalmente incidono per un 25 % fra le cause umane di decesso).
La maggioranza dei liquidatori e degli abitanti delle zone contaminate hanno ricevuto dosi su tutto il corpo relativamente deboli, comparabili ai livelli del fondo naturale di irraggiamento. Non si può quindi stabilire che la probabilità di diminuzione della fertilità fra le popolazioni colpite o l'incremento delle malformazioni congenite possano essere attribuite all'esposizione alle radiazioni.
La povertà, la cattiva nutrizione (es: carenza di iodio negli alimenti), le malattie legate «al modo di vivere» tipiche dell'ex Unione Sovietica, e le turbe mentali costituiscono per le popolazioni locali una minaccia ben più grave che l'esposizione all'irraggiamento.
L'evacuazione di circa 350 000 persone al di fuori delle zone colpite e il loro ricollocamento si è rivelato essere un'esperienza estremamente traumatica. 116 000 fra essi sono stati evacuati dalla zona più fortemente colpita subito dopo l'incidente, le ulteriori evacuazioni hanno giocato un ruolo trascurabile nella riduzione dell'esposizione alle radiazioni.
La persistenza di miti e di idee falsate sul rischi di irraggiamento hanno provocato negli abitanti delle zone colpite un «fatalismo paralizzante», che è stato denominato dall'OCSE "Sindrome di Chernobyl".
I programmi ambiziosi di riabilitazione in campo sociale intrapresi dall'ex Unione Sovietica e continuati dalla Bielorussia, Russia, Ucraina devono essere ridefiniti, perché oltre al fatto che la situazione radiologica è cambiata, sono stati malamente indirizzati e dotati di risorse insufficienti.
Gli elementi strutturali del sarcofago costruito per ricoprire il reattore danneggiato, nel tempo si erano degradati, con rischi di crollo che avrebbero potuto procurare un rilascio di polvere radioattiva.
Il nuovo sarcofago 2016
Nel 1997, al vertice del G7 a Denver, fu fondato il Chernobyl Shelter Fund per raccogliere fondi per mettere in sicurezza il reattore.
Il nuovo progetto prevedeva la costruzione di un nuovo sarcofago di diversa concezione, realizzato con materiali più sicuri e montato su binari.
Il progetto del nuovo sarcofago (NSC - New Safe Confinement) prevedeva la realizzazione di una struttura a doppia volta (una sopra l'altra) di altezza massima pari a 92,5 metri e costituita da un totale di 85 elementi; parte della struttura è stata costruita esternamente al sito e il tutto è stato assemblato a 180 metri di distanza dal reattore. La struttura d'acciaio pesa circa 36.200 T.
La nuova struttura, fu spinta fino sopra il vecchio sarcofago così da evitare agli addetti ai lavori l'esposizione diretta alle radiazioni. La sostituzione, viene data come avvenuta, il 29 novembre 2016.
L'NSC ha impedito il rilascio nell'atmosfera europea di 5 tonnellate di polveri radioattive (sulle 198 tonnellate di nocciolo radioattivo).
E’ previsto che l’NSC sia adeguato alla messa in sicurezza del sito (reattore 4) per 100 anni.
Danni al NSC di Novembre 2025 - IAEA
Nel novembre 2025, l'IAEA ha condotto una valutazione completa della sicurezza del Nuovo Confinamento Sicuro (NSC) presso il sito della centrale nucleare, concludendo che l'impatto di un drone e il conseguente incendio hanno causato la perdita delle due principali funzioni di sicurezza dell'impianto: il confinamento dei materiali radioattivi e il supporto per lo smantellamento in sicurezza delle strutture instabili del Confinamento. I danni al rivestimento esterno, alle membrane di tenuta e alle attrezzature di manutenzione delle gru hanno reso i sistemi di ventilazione inutilizzabili come previsto e hanno limitato le attività di smantellamento.
Sebbene non siano stati rilevati danni strutturali permanenti o perdite di capacità di monitoraggio, il NSC attualmente opera al di fuori delle sue condizioni di progetto e di licenza, rendendo necessari interventi di riparazione urgenti per prevenire un ulteriore degrado e ripristinare il confinamento. Sono in corso di attuazione misure di sigillatura temporanee in attesa dello sviluppo di soluzioni a lungo termine. Affrontare le problematiche relative alle prestazioni di ventilazione, ai rischi di corrosione e all'obsolescenza del sistema di monitoraggio rimane essenziale per ripristinare le funzioni di sicurezza e garantire la continua sicurezza nucleare del sito di Chernobyl.
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Resta ancora da definire un piano globale per il deposito definitivo di tonnellate di scorie radioattive presenti nel sito e nei dintorni della centrale nucleare, che sia conforme alle norme di sicurezza in vigore. (WP)
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