Slide background




Sentenza Cassazione Penale Sez. 4 del 15 aprile 2015 n. 15696

ID 20693 | | Visite: 1845 | Cassazione Sicurezza lavoroPermalink: https://www.certifico.com/id/20693

Sentenze cassazione penale

Sentenza Cassazione Penale Sez. 4 del 15 aprile 2015 n. 15696

ID 20693 | 31.10.2023 / iN ALLEGATO

Cassazione Penale, Sez. 4, 15 aprile 2015, n. 15696 - Distacco e obblighi in materia di salute e sicurezza

"in caso di distacco di un lavoratore da un'impresa ad un'altra, per effetto della modifica normativa introdotta dall'art. 3, comma sesto, D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, sono a carico del distaccatario tutti gli obblighi di prevenzione e protezione, fatta eccezione per l'obbligo di informare e formare il lavoratore sui rischi tipici generalmente connessi allo svolgimento delle mansioni per le quali questo viene distaccato, che restano a carico del datore di lavoro distaccante. (v. da ultimo, Sezione IV, 19 aprile 2013, Farinotti ed altro, rv. 256397).

Il datore di lavoro, infatti, in termini generali, è corresponsabile qualora l'evento si colleghi casualmente anche alla sua colposa omissione e ciò avviene, ad esempio, quando abbia consentito l'inizio dei lavori in presenza di situazioni di fatto pericolose, come nel caso in esame".

Fatto

C.G. ricorre avverso la sentenza di cui in epigrafe che, confermando quella di primo grado, lo ha riconosciuto colpevole del reato di cui all'articolo 589 c.p., commesso in violazione della normativa antinfortunistica [in danno del lavoratore R.V.]; fatto per il quale già in primo grado erano state concesse le attenuanti generiche e quella di cui all'articolo 62, numero 6, c.p., con giudizio di equivalenza.

La Corte di merito, ripercorrendo gli argomenti già sviluppati in primo grado, individuava i profili di colpa del C.G., nella qualità amministratore e legale rappresentante della CMR sas [datrice di lavoro dell'operaio deceduto], per avere questi consentito, nell'ambito di un rapporto di appalto intercorrente tra la CMR sas e la società R. srl [amministrata da L. L., coimputato, giudicato e riconosciuto colpevole; ma non ricorrente], al proprio dipendente R.V., di svolgere la propria attività presso la R. srl, ma senza avere proceduto ad una previa, adeguata valutazione dei rischi connessi a tale attività. Anzi, era risultato che questi neppure si curava di conoscere in anticipo le mansioni che i propri dipendenti erano chiamati a svolgere presso la sede dell'altra società.

Per l'effetto, era risultato che l'operaio infortunatosi era stato chiamato a svolgere un'operazione di "rabbocco" di olio in condizioni di precario equilibrio e senza il dovuto strumentario di sicurezza per evitare la caduta dall'alto, onde, nel corso dell'operazione, aveva perso l'equilibrio ed era caduto a terra, riportando le lesioni che lo avevano condotto alla morte.

Tale situazione, vuoi sotto il profilo della ricostruzione dell'incidente, vuoi con riferimento all'addebito di colpa, era stata ricostruita valorizzando, tra l'altro, la deposizione di un lavoratore della società committente, che spesso svolgeva personalmente l'incombente, ma anche gli esiti degli accertamenti svolti dal servizio ispettorato, di rilievo proprio per la dinamica dell'incidente.

Nessun apporto decisivo veniva attribuito alle dichiarazioni di altro testimone, collega di lavoro dell'infortunato, che si era limitato a rappresentare di una diversa, possibile modalità di effettuazione dell'operazione: ciò che anzi, per il giudice, confortava della carenza di una preventiva attività prevenzionale, formativa e informativa, perché tale diversa modalità, quand'anche in ipotesi più sicura, era rimessa all'iniziativa del singolo.

Secondo il giudicante di secondo grado la pena era ritenuta adeguata, non risultando motivata la richiesta di un giudizio di prevalenza delle attenuanti.

Con il ricorso si censura il giudizio di responsabilità sottoponendo a critia le considerazioni sviluppate nella decisione di condanna e evocandosi, a supporto della pretesa esenzione da responsabilità la valorizzazione della testimonianza del collega di lavoro dell'infortunato, come sopra disattesa dalla Corte territoriale.

Si contesta il trattamento sanzionatorio, sostenendosi che "sussistevano tutti gli elementi" perché il giudice di appello dovesse concedere le attenuanti con giudizio di prevalenza.

Diritto

Il ricorso è manifestamente infondato.

La censura sulla responsabilità è tipicamente di merito a fronte di una duplice conforme statuizione di responsabilità, laddove risultano adeguatamente ricostruiti il fatto, gli addebiti di colpa, il nesso causale, in termini qui non rinnovabili.

Il ricorrente propone una ricostruzione del fatto non risultante dal testo della sentenza e come tale preclusa alla cognizione del giudice di legittimità, risolvendosi in una censura sulla valutazione delle emergenze fattuali della vicenda come ricostruite dal giudice di merito, pur in presenza di una motivazione logicamente argomentata

La censura si limita a richiamare - senza neppure soffermarsi sulla relativa decisività - il contenuto di una deposizione testimoniale, su cui i giudici si sono ampiamente soffermati, sottolineando che, se anche l'operazione si fosse potuta compiere in modo diverso, l'individuazione d'una modalità alternativa era rimessa, di fatto, alla fantasia ed all'iniziativa della persona chiamata ad eseguire l'operazione di rabbocco.

E' doglianza senz'altro generica, ma comunque inammissibile perché mira a proporre una rinnovazione dell'apprezzamento del compendio probatorio concordemente sviluppato nei due gradi di giudizio. Tra l'altro, senza rappresentare di circostanze non valutate e considerate in quella sede.

La censura non tiene conto che la responsabilità del committente, in ossequio alla disciplina di settore - (prima, l'articolo 7 del decreto legislativo n. 626 del 1994; ora, trasfuso sostanzialmente nell'articolo 26 del decreto legislativo n. 81 del 2008)- non esclude quella del datore di lavoro in caso di infortunio.

Nella stessa prospettiva è stato altresì ritenuto che in caso di distacco di un lavoratore da un'impresa ad un'altra, per effetto della modifica normativa introdotta dall'art. 3, comma sesto, D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, sono a carico del distaccatario tutti gli obblighi di prevenzione e protezione, fatta eccezione per l'obbligo di informare e formare il lavoratore sui rischi tipici generalmente connessi allo svolgimento delle mansioni per le quali questo viene distaccato, che restano a carico del datore di lavoro distaccante. (v. da ultimo, Sezione IV, 19 aprile 2013, Farinotti ed altro, rv. 256397).

Il datore di lavoro, infatti, in termini generali, è corresponsabile qualora l'evento si colleghi casualmente anche alla sua colposa omissione e ciò avviene, ad esempio, quando abbia consentito l'inizio dei lavori in presenza di situazioni di fatto pericolose, come nel caso in esame, in cui non erano presenti nel luogo di lavoro attrezzature idonee per l'esecuzione dei lavori l'omessa adozione delle misure di prevenzione prescritte sia immediatamente percepibile.

In tal senso, i giudici di merito hanno evidenziato che l'imputato era venuto meno all'obbligo di valutazione del rischio specifico connesso all' opera di manutenzione ordinaria da eseguirsi presso la ditta R. srl, aggiuntiva rispetto ad altri lavori che erano stati oggetto di uno specifico contratto di appalto ed erano già stati conclusi, consistente nel rabbocco dell'olio di un motoriduttore presso la citata ditta. Il C.G. aveva violato i propri doveri di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori, inviando gli operai presso la R. s.r.l., senza fornire loro dettagliate informazioni sui rischi specifici e senza collaborare nell'attuazione delle misure di prevenzione e protezione del lavoratore dal rischio di incidenti connessi alla esecuzione della nuova e diversa prestazione.

Né potrebbe valere nel caso concreto in esame il richiamo, al principio del cd. "affidamento" in tema di infortuni sul lavoro, in virtù del quale ciascun consociato può confidare che ciascuno si comporti secondo le regole precauzionali normalmente riferibili al modello di agente proprio dell'attività che di volta in volta viene in questione - posto che, come più volte affermato

Detto principio non opera allorché il mancato rispetto da parte di terzi delle norme precauzionali di prudenza abbia la sua prima causa nell'inosservanza di tali norme da parte di colui che invoca il suddetto principio, come nel caso in esame.

Tale principio non potrebbe, infatti, essere utilmente richiamato dall'imputato ne' con riferimento all'operato dei suoi dipendenti, da lui non istruiti sulle corrette modalità di esecuzione dell'operazione di manutenzione ordinaria, nel corso della quale si è verificato l'incidente, ne' con riferimento alla condotta del coimputato L., legale rappresentante della R. (non ricorrente), attesa proprio la pregressa violazione rimproverata al C.G..

Incensurabile è anche il trattamento sanzionatorio, a fronte del resto di doglianza asseriva e generica: anche in questa sede non sono spiegati i motivi per cui il giudice avrebbe dovuto mutare il giudizio di comparazione.

Va ricordato che il giudizio di comparazione tra circostanze aggravanti ed attenuanti (articolo 69 c.p.) è rimesso al potere discrezionale del giudice di merito, il cui esercizio deve essere certamente motivato, ma nei soli limiti atti a far emergere in misura sufficiente il pensiero del giudicante circa l'adeguamento della pena concreta alla gravità effettiva del reato ed alla personalità del reo. Ciò vale anche per il giudice di appello il quale - pur non dovendo trascurare le argomentazioni difensive dell'appellante- non è tenuto ad una analitica valutazione di tutti gli elementi favorevoli o sfavorevoli dedotti dalle parti ma, in una visione globale di ogni particolarità del caso, è sufficiente che dia indicazione di quelli ritenuti rilevanti e di valore decisivo, rimanendo implicitamente disattesi e superati tutti gli altri, pur in carenza di stretta confutazione (Sezione IV, 27 giugno 2013, Elia).

Qui, in vero assorbentemente, è mancata finanche in appello una adeguata rappresentazioni delle ragioni per cui doveva accedersi alla invocata determinazione favorevole e la decisione della corte sul punto è ineccepibile.

All'inammissibilità del ricorso, riconducibile a colpa del ricorrente, consegue la condanna del medesimo al pagamento delle spese processuali ed a quello della somma che congruamente si determina in euro 1000,00 in favore della cassa delle ammende.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1.000,00 in favore della cassa delle ammende. Così deciso in data 19 febbraio 2015.

Tags: Sicurezza lavoro Cassazione Lavoratori

Articoli correlati

Ultimi archiviati Sicurezza

Long COVID Guida pratica EU OSHA 2025   1
Apr 14, 2025 92

Long COVID: Guide pratiche EU-OSHA 2025

Long COVID: Guide pratiche EU-OSHA 2025 ID 23815 | 14.04.2025 / In allegato Pubblicate il 10 Aprile 2025 da EU-OSHA 3 Guide pratiche per affrontare la Sindrome post-COVID: - Sindrome post-COVID: valutazione della capacità lavorativa, adeguamenti del luogo di lavoro e sostegno alla riabilitazione.… Leggi tutto
Apr 14, 2025 97

DPR 12 dicembre 1972 n. 1150

Decreto del Presidente della Repubblica 12 dicembre 1972 n. 1150 ID 23813 | 14.04.2025 Decreto del Presidente della Repubblica 12 dicembre 1972 n. 1150Determinazione delle modalità per l'iscrizione negli elenchi degli esperti qualificati e dei medici autorizzati incaricati della sorveglianza fisica… Leggi tutto
Apr 13, 2025 104

Circolare MS n. 56 del 13 maggio 1983

Circolare MS n. 56 del 13 maggio 1983 ID 23812 | 13.04.2025 / In allegato Rinnovo dell'iscrizione negli elenchi nominativi degli esperti qualificati e dei medici autorizzati ai sensi dell'art. 24 dei decreto del Presidente della Repubblica 12 dicembre 1972, n. 1150. (GU n.176 del 29.06.1983)… Leggi tutto
Apr 13, 2025 111

Circolare MLPS n. 17 del 10 Febbraio 1984

Circolare MLPS n. 17 del 10 Febbraio 1984 ID 23811 | 13.04.2025 / In allegato Art. 253 D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547 Valvole di sicurezza per cannelli per saldatura ossiacetilenica L'art. 253 del D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547 recante la disciplina generale in materia di prevenzione degli infortuni… Leggi tutto
Apr 13, 2025 160

Decreto ministeriale 13 luglio 1965

Decreto ministeriale 13 luglio 1965 ID 23810 | 13.04.2025 Approvazione dei modelli dei verbali per l'esercizio dei compiti di verifica da parte dell'Ente nazionale prevenzione infortuni delle installazioni e dei dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche e degli impianti di messa a… Leggi tutto
Apr 13, 2025 153

Legge 22 marzo 1908 n. 105

Legge 22 marzo 1908 n. 105 ID 23809 | 13.04.2025 / In allegato testo nativo Concernente abolizione del lavoro notturno nell'industria della panificazione e delle pasticcierie. Entrata in vigore del provvedimento: 19/04/1908 Ultimo aggiornamento all'atto pubblicato il 22/12/2008) (GU n.80 del… Leggi tutto
Apr 13, 2025 143

Circolare MLPS n. 61 del 4 Giugno 1981

Circolare MLPS n. 61 del 4 Giugno 1981 ID 23808 | 13.04.2025 Applicazione della circolare n. 46 del 12 giugno 1979 concernente la normativa tecnica per la prevenzione dei rischi da ammine aromatiche nelle industrie. Collegati
Circolare ML n. 46 del 12 giugno 1979
Leggi tutto
Apr 13, 2025 113

Circolare ML n. 46 del 12 giugno 1979

Circolare ML n. 46 del 12 giugno 1979 ID 23807 | 13.04.2025 / In allegato Ministero del Lavoro circolare 12 giugno 1979 n. 46 Normativa tecnica generale per la prevenzione dei rischi da ammine aromatiche nelle industrie. Data di promulgazione: 12/06/1979 I rischi sempre più gravi, sia per la… Leggi tutto
Apr 13, 2025 96

Circolare ML n. 562 del 1° agosto 1962

Circolare ML n. 562 del 1° agosto 1962 ID 23806 | 13.04.2025 / In allegato Ministero del Lavoro circolare 1° agosto 1962, n. 562 Uso del benzolo nelle attività lavorative. Data di promulgazione: 01/08/1962 Si sono dovuti lamentare, negli ultimi tempi, numerosi gravi casi di infortuni collettivi per… Leggi tutto

Più letti Sicurezza