~ 2000 / 2026 ~
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La sequenza sismica registrata a partire dallo scorso 20 maggio in Emilia Romagna, Veneto e Lombardia ha avuto un forte impatto su aree del nostro paese caratterizzate da una pericolosità sismica medio-bassa, ossia da accelerazione su suolo rigido dell’ordine di 0.10-0.15g con periodo di ritorno di 475 anni, in base alla mappa di pericolosità attualmente in vigore (OPCM 3519/2006). Il riconoscimento formale di tale pericolosità è avvenuto solo recentemente, nel contesto della revisione della normativa tecnica per le costruzioni e della classificazione sismica avviata con l’OPCM 3274 a partire dal 2003. Ciò ha determinato la presenza sul territorio di numerose costruzioni progettate e realizzate, anche in tempi relativamente recenti, senza l’adozione di criteri di progettazione antisismica, in quanto non previsti dalle normative tecniche vigenti in aree non classificate sismiche. Tra queste costruzioni, particolari criticità sono state manifestate dagli edifici, per lo più con destinazione industriale, realizzati mediante l’assemblaggio di elementi in cemento armato prefabbricati, diffusamente presenti nel territorio investito dalla sequenza sismica iniziata lo scorso maggio.
L’elevata vulnerabilità delle strutture prefabbricate monopiano a grandi luci progettate per sole azioni non sismiche e, più in generale, delle strutture prive di continuità e robustezza strutturale, è stata evidenziata dai numerosi crolli registrati dopo le scosse del 20 maggio e del 29 maggio, mettendo in evidenza una problematica la cui complessità è legata tanto alla risoluzione tecnica del problema, quanto all’articolato contesto temporale in cui è necessario operare nella fase emergenziale.
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