Informazione tecnica HSE

~ 2000 / 2026 ~

// Documenti disponibili n: 49.137
// Documenti scaricati n: 41.827.146
// Newsletter n: 4226

Protocollo analitico per identificare le plastiche nei compost / CNR 2026

ID 26341 | 29 Maggio 2026 / Allegato protocollo di analisi (ACS Sustainable Chemistry & Engineering)

CNR, 27/05/2026

Un’innovativa metodologia messa a punto congiuntamente da Cnr-Isafom e Università degli Studi di Milano permette di individuare con precisione la presenza di inquinanti persistenti – come plastiche e microplastiche - nel compost, distinguendoli da altre sostanze biodegradabili come le plastiche compostabili. Il protocollo di analisi, descritto sulla rivista ACS Sustainable Chemistry & Engineering, favorirà una maggiore sicurezza alimentare e sostenibilità delle catene di approvvigionamento

Un passo in avanti contro la contaminazione da plastiche del suolo: un team congiunto dell’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Consiglio nazionale delle ricerche di Perugia (Cnr-Isafom) e dell’Università degli studi di Milano ha messo a punto un innovativo protocollo di analisi che permette di individuare con precisione la presenza di inquinanti persistenti nel compost – come plastiche e microplastiche - distinguendoli da altre sostanze biodegradabili come le plastiche compostabili.

Il metodo è descritto sulla rivista scientifica ACS Sustainable Chemistry & Engineering: la novità consiste nello sviluppo di una procedura di idrolisi termo-alcalina selettiva che agisce come uno spartiacque analitico. Sottoponendo, infatti, campioni di materiali recuperati dal compost a una soluzione specifica di idrossido di sodio a 80°C, il protocollo riesce a dissolvere completamente i polimeri compostabili (come PLA e materiali a base di amido), lasciando invece inalterate le plastiche convenzionali (quali PE, PP, PET, PVC, PS). che resistono all'attacco chimico.

“Il suolo è diventato un bacino di accumulo di inquinanti persistenti, a causa della produzione di plastica in costante crescita a livello mondiale, di incorrette pratiche di smaltimento del rifiuto in plastica, della sua dispersione accidentale e, in minor misura, di pratiche agronomiche, quali la pacciamatura e l’utilizzo di compost da rifiuti urbani, che possono presentare tracce di plastica (ammesse nella misura massima dello 0,3% in peso dalla normativa vigente). La determinazione delle tracce di plastica nel compost, ad oggi, non permetteva di distinguere tra plastiche tradizionali e compostabili, con queste ultime che rappresentano un costituente legittimo della frazione organica dei rifiuti urbani. In questo contesto, la capacità di distinguere accuratamente tra polimeri fossili recalcitranti e plastiche compostabili nel compost non è più solo una questione tecnica, ma un prerequisito fondamentale per la sicurezza alimentare e la sostenibilità delle catene di approvvigionamento globali”, spiega Mirko Cucina, ricercatore del Cnr-Isafom autore dello studio insieme a Fabrizio Adani dell’Università degli Studi di Milano, che aggiunge: “Questa tecnologia permette di superare i limiti dei metodi attuali, spesso troppo costosi o imprecisi per un'applicazione su larga scala, garantendo un tasso di recupero del 98% e una precisione validata tramite spettroscopia infrarossa”.

L'innovazione rappresenta un importante strumento anche per l’implementazione di strategie di bioeconomia circolare: “Il nostro metodo permette di evitare che i materiali biodegradabili vengano erroneamente classificati come inquinanti, incentivando così l'adozione di alternative compostabili sicure”, aggiungono i ricercatori. “A livello tecnico, questo studio offre agli impianti di trattamento dei rifiuti organici una metodologia a basso costo e alta efficacia per certificare la qualità del compost e monitorare la degradazione dei nuovi materiali polimerici”.

La ricerca offre una risposta concreta alla necessità di proteggere i terreni agricoli dall'accumulo di microplastiche, promuovendo al contempo l'uso di bioplastiche che possono effettivamente ritornare alla terra sotto forma di nutrienti: “Si tratta di un passo avanti decisivo per armonizzare le necessità della produzione industriale con la tutela della biodiversità del suolo, garantendo che il riciclo organico diventi un pilastro affidabile e trasparente della transizione ecologica globale”, concludono i ricercatori.

Protocollo analitico per identificare le plastiche nei compost / CNR 2026

CNR Maggio 2026

Allegati

Articoli correlati Ambiente

Certifico s.r.l.

Sede: Via A. De Curtis, 28 - 06135 Perugia - IT
Sede: Via Madonna Alta 138/A - 06128 Perugia - IT
P. IVA: IT02442650541

Tel. 1: +39 075 599 73 63
Tel. 2: +39 075 599 73 43

Assistenza: 800 14 47 46

www.certifico.com
info@certifico.com

Testata editoriale iscritta al n. 22/2024 del registro periodici della cancelleria del Tribunale di Perugia in data 19.11.2024