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Luoghi MA.R.C.I.: Norma e Classificazione

ID 5442 | | Visite: 10360 | Documenti impianti riservatiPermalink: https://www.certifico.com/id/5442


Luoghi MARCI   Norma e Classificazione

Luoghi MA.R.C.I.: Norma e Classificazione

L'acronimo "MA.R.C.I." sta per "MAggior  Rischio in Caso d'Incendio" o meglio sta ad indicare i luoghi dove il rischio relativo all'incendio è maggiore che in un luogo ordinario. Nei luoghi MA.R.C.I. (in seguito MARCI), gli Impianti elettrici devono rispettare i requisiti della norma CEI 64-8/7 Sez. 7.5.1.

Il Documento allegato intende fornire un quadro generale sui luoghi MARCI, dalla loro Classificazione (relativa ai luoghi di lavoro) in relazione alla Prevenzione Incendi di cui al D.M. 10 Marzo 1998 e D.P.R. 151/2011 e alla Sicurezza D.Lgs. 81/2008. Estratto parte d'interesse della Norma.

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Excursus

Il rischio relativo all'incendio in un luogo può essere valutato in modo qualitativo, come al solito, con funzione della probabilità P che si inneschi un incendio per l'entità del Danno che mediamente l'incendio può provocare in quel luogo; danno anche alle cose, ma soprattutto alle persone: f (P,D). Nel D.M. 10 Marzo 1998 è individuata la classificazione del livello di rischio di incendio sulla base di considerazioni normative-qualitative.

Non è fissato un limite convenzionale, il rischio è valutato non con calcoli analitici.

Nei luoghi MARCI, per la progettazione e l’esecuzione degli impianti elettrici, si applicano le prescrizioni della sezione 751 della norma CEI 64-8/7.

Il D.M. 10 Marzo 1998 al punto 1.4.4 - Classificazione del livello di rischio di incendio, riporta le modalità per la classificazione del livello di rischio incendio di un luogo di lavoro:

Sulla base della valutazione dei rischi è possibile classificare il livello di rischio di incendio dell'intero luogo di lavoro o di ogni parte di esso: tale livello può essere basso, medio o elevato.

A) Luoghi di lavoro a rischio di incendio basso
Si intendono a rischio di incendio basso i luoghi di lavoro o parte di essi, in cui sono presenti sostanze a basso tasso di infiammabilità e le condizioni locali e di esercizio offrono scarse possibilità di sviluppo di principi di incendio ed in cui, in caso di incendio, la probabilità di propagazione dello stesso è da ritenersi limitata.

B) Luoghi di lavoro a rischio di incendio medio
Si intendono a rischio di incendio medio i luoghi di lavoro o parte di essi, in cui sono presenti  sostanze infiammabili e/o condizioni locali e/o di esercizio che possono favorire lo sviluppo di incendi, ma nei quali, in caso di incendio, la probabilità di propagazione dello stesso è da ritenersi limitata. Si riportano in allegato IX, esempi di luoghi di lavoro a rischio di incendio medio.
...
9.3 ATTIVITÀ A RISCHIO DI INCENDIO MEDIO A titolo esemplificativo e non esaustivo rientrano in tale categoria di attività:
a) i luoghi di lavoro compresi nell'allegato al D.M. 16 febbraio 1982 (abrogato dal D.P.R. 151/2011) e nelle tabelle A e B annesse al DPR n. 689 del 1959, con esclusione delle attività considerate a rischio elevato;
b) i cantieri temporanei e mobili ove si detengono ed impiegano sostanze infiammabili e si fa uso di fiamme libere, esclusi quelli interamente all'aperto.

C) Luoghi di lavoro a rischio di incendio elevato
Si intendono a rischio di incendio elevato i luoghi di lavoro o parte di essi, in cui:
- per presenza di sostanze altamente infiammabili e/o per le condizioni locali e/o di esercizio sussistono notevoli probabilità di sviluppo di incendi e nella fase iniziale sussistono forti probabilità di propagazione delle fiamme, ovvero non è possibile la classificazione come luogo a rischio di incendio basso o medio.
...

Luoghi a maggior rischio d'incendio e Attività soggette DPR 151/2011

Seguendo queata classificazione, in genere sono considerati a MARCI gli ambienti con livello di rischio almeno MEDIO:  

a) i luoghi di lavoro compresi nell'allegato al D.M. 16 febbraio 1982 (abrogato dal D.P.R. 151/2011) e nelle tabelle A e B annesse al DPR n. 689 del 1959, con esclusione delle attività considerate a rischio elevato;
b) i cantieri temporanei e mobili ove si detengono ed impiegano sostanze infiammabili e si fa uso di fiamme libere, esclusi quelli interamente all'aperto.

Quindi, in generale, gli ambienti dove si svolgono le attività elencate nel D.P.R. 151/2011 sono considerati ambienti a MAggior Rischio in Caso di Icendio (MARCI)

In generale, gli ambienti dove non si svolgono le attività elencate nel D.P.R. 151/2011 non sono ambienti a maggior rischio in caso di incendio; tuttavia, essi possono essere ambienti a maggiori rischio in caso di incendio se si verificano le condizioni di cui in 751.03.1.1, ad esempio luoghi soggetti a specifiche prescrizioni dei VV.F.

Si veda alcuni casi particolari

Luoghi con pericolo di esplosione possono essere individuati tra quelli a rischio di incendio elevato

I luoghi di lavoro ove lavorazione e materiali comportano pericoli di esplosione o specifici rischi di incendi possono essere individuati tra quelli a rischio di incendio elevato secondo i criteri stabiliti nel D.M. 10 marzo 1998 (Nota prot. n. P118/4179 sott. 5 del 24/02/2000).

Nota prot. n. P118/4179 sott. 5 del 24-02-2000 Pericoli di esplosione o specifici rischi di incendio
Si concorda con il parere espresso dal Comando … nel ritenere che i luoghi di lavoro ove la lavorazione ed i materiali comportano pericoli di esplosione o specifici rischi di incendi sono quelli a rischio di incendio elevato secondo i criteri stabiliti nel D.M. 10 marzo 1998.

La sezione 751 definisce 3 tipi di ambienti marci in relazione alla causa che determina il maggiore rischio:

Luoghi di tipo A (751.03.2): Ambienti a maggior rischio in caso d’incendio per l’elevata densità di affollamento o per l’elevato tempo di sfollamento in caso di incendio o per l’elevato danno ad animali e cose 

Rientrano in questo caso ad esempio gli ospedali, le carceri, i locali sotterranei frequentati dal pubblico.

Luoghi di tipo B 7(51.03.3)Ambienti a maggior rischio in caso d’incendio in quanto aventi strutture portanti combustibili

Rientrano in questi ambienti gli edifici costruiti interamente in legno senza particolari requisiti antincendio, come ad esempio le baite.

NOTA Un edificio con strutture non combustibili come per es. in muratura o calcestruzzo con le sole travi in legno, non rientra tra gli edifici previsti in questo articolo.

Luoghi di tipo C (751.03.4)Ambienti a maggior rischio in caso d’incendio per la presenza di materiale iniammabile o combustibile in lavorazione, convogliamento, manipolazione o deposito di detti materiali

Possono essere considerati ambienti a maggior rischio in caso d’incendio per la presenza di materiale infiammabile o combustibile gli ambienti nei quali avviene la lavorazione, il convogliamento, la manipolazione o il deposito di detti materiali, quando il carico d’incendio specifico di progetto è superiore a 450 MJ/m2, vedere D.M. 9-03-2007.

Commento
Per gli ambienti dove sono presenti materiali esplosivi, fluidi infiammabili, polveri infiammabili, od anche liquidi infiammabili o combustibili soggetti a lavorazione, convogliamento, manipolazione
o deposito con modalità tali da consentire il loro contatto con l’aria ambiente a temperature uguali o superiori a quella d’infiammabilità [diminuita di 5 K], devono essere rispettate le prescrizioni delle Norme del CT 31.

La CEI 64-8/7 non ha lo scopo di individuare i luoghi M.A.R.C.I

CEI 64-8/7, art. 751.03.1.1

751.03.1.1 Il rischio relativo all’incendio dipende dalla probabilità che esso si verifichi e dall’entità del danno conseguente per le persone, per gli animali e per le cose.

L’individuazione degli ambienti a maggior rischio in caso d’incendio non rientra nello scopo della presente Sezione; essa dipende da una molteplicità di parametri quali per esempio:

- densità di affollamento;
- massimo affollamento ipotizzabile;
- capacità di deflusso o di sfollamento;
- entità del danno ad animali e/o cose;
- comportamento al fuoco delle strutture e dei materiali impiegati nei componenti dell’edificio;
- presenza di materiali combustibili;
- tipo di utilizzazione dell’ambiente;
- situazione organizzativa per quanto riguarda la protezione antincendio (adeguati mezzi disegnalazione ed estinzione incendi, piano di emergenza e sfollamento, addestramento del personale, distanza del più vicino distaccamento del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, esistenza di Vigili del Fuoco aziendali ecc.).

Tali parametri devono essere opportunamente esaminati nel più vasto ambito della valutazione dei rischi e della prevenzione incendi, a monte del progetto elettrico (D.Lgs. 81/08 e D.M. 10 marzo 1998).

751.03.1.2 In generale, in assenza di valutazioni eseguite nel rispetto di quanto indicato in 751.03.1.1, gli ambienti dove si svolgono le attività elencate nel D.P.R. 151/2011 sono considerati ambienti a maggior rischio in caso di incendio. In generale, gli ambienti dove non si svolgono le attività elencate nel D.P.R. 151/2011 non sono ambienti a maggior rischio in caso di incendio; tuttavia, essi possono essere ambienti a maggiori rischio in caso di incendio se si verificano le condizioni di cui in 751.03.1.1, ad esempio luoghi soggetti a specifiche prescrizioni dei VV.F.

In sintesi, la norma non ha il compito di stabilire se un luogo è marcio, ma solo di indicare i requisiti che deve avere l'impianto elettrico nel luogo marcio.

E' il progettista elettrico che deve avere informazioni sulla classificazione del luogo MARCIO, se lo stesso ricopre il ruolo di Consulente Sicurezza, RSSP, sarà a quel punto lui stesso a dover classificare il luogo, negli altri casi dovranno essere fornitegli informazionii in merito da parte degli attori sicurezza incaricati dall'azienda a cui è interessata la progettazione elettrica.

La classiificazione del lugo MARCIO dovrà essere indicata nel DVR previsto dall'Art. 26 del D.Lgs. 81/2008.

Classificazione

Al fine di definire le caratteristiche dell’impianto elettrico, detti ambienti sono raggruppati come indicato in 751.03.2, 751.03.3 e 751.03.4.

751.03.2 Ambienti a maggior rischio in caso d’incendio per l’elevata densità di affollamento o per l’elevato tempo di sfollamento in caso di incendio o per l’elevato danno ad animali e cose

Rientrano in questo caso ad esempio gli ospedali, le carceri, i locali sotterranei frequentati dal pubblico.

751.03.3 Ambienti a maggior rischio in caso d’incendio in quanto aventi strutture portanti combustibili

Rientrano in questi ambienti gli edifici costruiti interamente in legno senza particolari requisitiantincendio, come ad esempio le baite.

NOTA Un edificio con strutture non combustibili come per es. in muratura o calcestruzzo con le sole travi in legno, non rientra tra gli edifici previsti in questo articolo.

NOTA 2 Vedere al riguardo il D.M. 9 marzo 2007, il D.M. 26 giugno 1984, il D.M. 15.03.2005 e successivi aggiornamenti.
 
751.03.4 Ambienti a maggior rischio in caso d’incendio per la presenza di materiale iniammabile o combustibile in lavorazione, convogliamento, manipolazione o deposito di detti materiali

Possono essere considerati ambienti a maggior rischio in caso d’incendio per la presenza di materiale infiammabile o combustibile gli ambienti nei quali avviene la lavorazione, il convogliamento, la manipolazione o il deposito di detti materiali, quando il carico d’incendio specifico di progetto è superiore a 450 MJ/m2, vedere D.M. 9-03-2007.
 
Carico di incendio e Classe compartimento

Secondo quanto stabilito dalla Circolare 14 Settembre 1961 n. 91, la quantità di materiale combustibile era notevole se la classe del compartimento era maggiore di 30, ovvero se:

q x k > 15 kg (di legna equivalente) = 277 MJ/m²

dove:
q = carico di incendio specifico;
k = fattore di riduzione in base alla valutazione del rischio.
(Con la pubblicazione del Decreto 9 Marzo 2007, che ha sostituito la Circolare 14 Settembre 1961 n. 91, la classe del compartimento è 30 quando il carico di incendio specifico è > 300 MJ/m²).

Si può quindi affermare che il limite per la definizione rigorosa di “Ambienti a maggior rischio in caso d’incendio per la presenza di materiale infiammabile o combustibile in lavorazione, convogliamento, manipolazione o deposito di detti materiali” è aumentato da 277 MJ/m² a 450 MJ/m².


Commento
Per gli ambienti dove sono presenti materiali esplosivi, fluidi infiammabili, polveri infiammabili, od anche liquidi infiammabili o combustibili soggetti a lavorazione, convogliamento, manipolazione
o deposito con modalità tali da consentire il loro contatto con l’aria ambiente a temperature uguali o superiori a quella d’infiammabilità [diminuita di 5 K], devono essere rispettate le prescrizioni delle Norme del CT 31.
 

Casi particolari - Esempi

1) Luogo dove si svolge un'attività non soggetta a D.P.R. 151/2011 ma luogo MARCIO

Se in base alla valutazione del rischio, un'attività non è soggetta a D.P.R. 151/2011 può essere luogio MARCIO, ad esempio quelle attività ricomprese in 751.03.3 (strutture combustibili portanti)

2) Luogo compreso nelle attività di cui al D.P.R. 151/2011 "ordinario" ma luogo NON MARCIO

Es.: Attività 54B di cui al D.P.R. 151/2011 "Officine meccaniche per lavorazioni a freddo con oltre 25 addetti" senza materiale combustibile in quantità apprezzabile "può" essere considerato il luogo non MARCIO.

3) Luogo compreso nelle attività di cui al D.P.R. 151/2011 "ordinario" ma luogo NON MARCIO

Es.: Attività n. 74A "Impianti per la produzione di calore alimentati a combustibile solido, liquido o gassoso con potenzialità superiore a 116 kW",  in assenza di sostanze combustibili, "può" essere considerato il luogo non MARCIO.

4) luogo con pericolo di esplosione

Nota 751.01
I provvedimenti per evitare il pericolo di esplosione sono in genere diversi da quelli necessari per limitare il rischio relativo all’incendio, per cui i luoghi con pericolo di esplosione non sono  necessariamente ambienti a maggior rischio in casi d’incendio. Le valutazioni del luogo con pericolo di esplosione e di un ambiente a maggior rischio in caso di incendio vanno eseguite separatamente. Se i due pericoli coesistono, possono sommarsi le prescrizioni.

Essi sono disciplinati da apposita normativa e devono essere considerati come luoghi a pericolo di esplosione di cui all'art. 5 del DPR 462/2001.

________

751 Ambienti a maggior rischio in caso d’incendio

751.01 Campo d’applicazione
Le prescrizioni della presente sezione si applicano agli ambienti che presentano in caso d’incendio un rischio maggiore di quello che presentano gli ambienti ordinari (751.03). Esse sono integrative delle prescrizioni contenute nel Capitolo 42 ed hanno il fine di ridurre al minimo anche in questi ambienti la probabilità che l’impianto elettrico sia causa d’innesco e di propagazione di incendi.

Per i requisiti degli impianti elettrici nei luoghi con pericolo di esplosione per la presenza di esplosivi o sostanze infiammabili in qualunque stato fisico e per i luoghi con pericolo di esplosione per la presenza di polveri combustibili, si rimanda alle Norme CEI specifiche del CT 31.

Commento
I provvedimenti per evitare il pericolo di esplosione sono in genere diversi da quelli necessari per limitare il rischio relativo all’incendio, per cui i luoghi con pericolo di esplosione non sono  necessariamente ambienti a maggior rischio in casi d’incendio. Le valutazioni del luogo con pericolo di esplosione e di un ambiente a maggior rischio in caso di incendio vanno eseguite separatamente. Se i due pericoli coesistono, possono sommarsi le prescrizioni.

751.02 Definizioni
Le seguenti definizioni sono tratte da Decreti ministeriali e circolari del Ministero dell’Interno

a) Carico d’incendio
- Potenziale termico netto della totalità dei materiali combustibili contenuti in uno spazio corretto in base ai parametri indicativi della partecipazione alla combustione dei singoli materiali. Il carico di incendio è espresso megajoule.
b) Carico d’incendio specifico
- Carico di incendio riferito all’unità di superficie lorda, in MJ/m2.
c) Classe di resistenza al fuoco (del compartimento)
- Intervallo di tempo espresso in minuti, definito in base al carico di incendio specifico di progetto, durante il quale il compartimento antincendio garantisce la capacità di compartimentazione. (D.M. 9 marzo 2007).
d) Luogo sicuro
- Spazio scoperto ovvero compartimento antincendio, separato da altri compartimenti mediante spazio scoperto o filtri a prova di fumo, avente caratteristiche idonee a ricevere e contenere un predeterminato numero di persone (luogo sicuro statico), ovvero a consentirne il movimento (luogo sicuro dinamico) (punto 3.4 del D.M. 30-11-1983).
e) Materiale (combustibile)
- Il componente (o i componenti variamente associati) che può (o possono) partecipare alla combustione in dipendenza della propria natura chimica e delle effettive condizioni di messa in opera per l’utilizzazione. Si considerano combustibili i materiali non appartenenti alla Classe 0 di reazione al fuoco. (D.M. 26-06-1984 - Supplemento ordinario alla G.U. n. 234 del 25-08-1984).
f) Sistema di vie di uscita
- Percorso senza ostacoli al deflusso che consente alle persone che occupano un edificio o un locale di raggiungere un luogo sicuro.
La lunghezza massima del sistema di vie di uscita è stabilita da apposite Norme (punto 3.11 del D.M. 30-11-1983).
g) Compartimento antincendio
- Parte della costruzione organizzata per rispondere alle esigenze della sicurezza in caso di incendio e delimitata da elementi costruttivi idonei a garantire, sotto l’azione del fuoco e per un dato intervallo di tempo, la capacità di compartimentazione. (D.M. 9 marzo 2007)
h) Capacità di deflusso o di sfollamento
- Numero massimo di persone che, in un sistema di vie d’uscita, si assume possano defluire attraverso l’uscita di “modulo uno”. Tale dato tiene conto del tempo occorrente per lo sfollamento ordinato di un compartimento (punto 3.1 del D.M. 30-11-1983).
i) Volume del materiale combustibile
- Volume occupato dal materiale combustibile presente e da quello la cui presenza è prevista, tenendo conto dell’utilizzazione dell’ambiente, delle reali delimitazioni di deposito e di quelle di spandimento sia allo stato liquido sia allo stato solido non compatto (per es. fibre o trucioli) provocate dalle lavorazioni, dal convogliamento e dalle manipolazioni od anche da guasti e rotture del sistema di contenimento dovute ad eventi non catastrofici (non altera il contenuto del D.M. 30-11-1983).
j) Carico d’incendio specifico di progetto
- Carico d’incendio specifico corretto in base ai parametri indicatori del rischio di incendio del compartimento e dei fattori relativi alle misure di protezione presenti. Esso costituisce la grandezza di riferimento per le valutazioni della resistenza al fuoco delle costruzioni.

NOTA In questa Sezione i termini “ambiente” e “luogo” sono consi derati equivalenti
 
751.03 Ambienti a maggior rischio in caso d’incendio

751.03.1 Generalità

751.03.1.1 Il rischio relativo all’incendio dipende dalla probabilità che esso si verifichi e dall’entità del danno conseguente per le persone, per gli animali e per le cose.

Commento
Le caratteristiche di valutazione dei rischi di incendio ai fini della classificazione degli ambienti  secondo gli articoli 751.03.2, 751.03.3 e 751.03.4 devono essere considerate come dati di progetto (vedere Guida CEI 0-2).

L’individuazione degli ambienti a maggior rischio in caso d’incendio non rientra nello scopo della presente Sezione; essa dipende da una molteplicità di parametri quali per esempio:

- densità di affollamento;
- massimo affollamento ipotizzabile;
- capacità di deflusso o di sfollamento;
- entità del danno ad animali e/o cose;
- comportamento al fuoco delle strutture e dei materiali impiegati nei componenti dell’edificio;
- presenza di materiali combustibili;
- tipo di utilizzazione dell’ambiente;
- situazione organizzativa per quanto riguarda la protezione antincendio (adeguati mezzi disegnalazione ed estinzione incendi, piano di emergenza e sfollamento, addestramento del personale, distanza del più vicino distaccamento del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, esistenza di Vigili del Fuoco aziendali ecc.).

Tali parametri devono essere opportunamente esaminati nel più vasto ambito della valutazione dei rischi e della prevenzione incendi, a monte del progetto elettrico (D.Lgs. 81/2008 e D.M. 10 marzo 1998).

751.03.1.2 In generale, in assenza di valutazioni eseguite nel rispetto di quanto indicato in 751.03.1.1, gli ambienti dove si svolgono le attività elencate nel D.P.R. 151/2011 sono considerati ambienti a maggior rischio in caso di incendio. In generale, gli ambienti dove non si svolgono le attività elencate nel D.P.R. 151/2011 non sono ambienti a maggior rischio in caso di incendio; tuttavia, essi possono essere ambienti a maggiori rischio in caso di incendio se si verificano le condizioni di cui in 751.03.1.1, ad esempio luoghi soggetti a specifiche prescrizioni dei VV.F.

Nell’allegato 751A sono riportate le attività elencate nel D.P.R. 151/2011.

NOTA Il D.M. 10 marzo 1998 definisce tre livelli di rischio d’incendio: ELEVATO, MEDIO, BASSO; ai fini della presente sezione, in genere sono considerati a maggior rischio in caso d’incendio gli ambienti con livello di rischio almeno MEDIO, v. al riguardo anche il D.M. 10 marzo 1998, Allegato 9, 9.3.

Al fine di definire le caratteristiche dell’impianto elettrico, detti ambienti sono raggruppati come indicato in 751.03.2, 751.03.3 e 751.03.4.
 
Commento
Riguardo la coesistenza dei pericoli di incendio e di esplosione, vedere il commento all’articolo 751.01
 
751.03.2 Ambienti a maggior rischio in caso d’incend io per l’elevata densità di affollamento o per l’elevato tempo di sfollamento in caso di incendio o per l’elevato danno ad animali e cose

Rientrano in questo caso ad esempio gli ospedali, le carceri, i locali sotterranei frequentati dal pubblico.

751.03.3 Ambienti a maggior rischio in caso d’incendio in quanto aventi strutture portanti combustibili

Rientrano in questi ambienti gli edifici costruiti interamente in legno senza particolari requisitiantincendio, come ad esempio le baite.

NOTA Un edificio con strutture non combustibili come per es. in muratura o calcestruzzo con le sole travi in legno, non rientra tra gli edifici previsti in questo articolo.

NOTA 2 Vedere al riguardo il D.M. 9 marzo 2007, il D.M. 26 giugno 1984, il D.M. 15.03.2005 e successivi aggiornamenti.
 
751.03.4 Ambienti a maggior rischio in caso d’incendio per la presenza di materiale iniammabile o combustibile in lavorazione, convogliamento, manipolazione o deposito di detti materiali

Possono essere considerati ambienti a maggior rischio in caso d’incendio per la presenzadi materiale infiammabile o combustibile gli ambienti nei quali avviene la lavorazione, il convogliamento, la manipolazione o il deposito di detti materiali, quando il carico d’incendio specifico di progetto è superiore a 450 MJ/m2 , vedere D.M. 9-03-2007.

Commento
Per gli ambienti dove sono presenti materiali esplosivi, fluidi infiammabili, polveri infiammabili, od anche liquidi infiammabili o combustibili soggetti a lavorazione, convogliamento, manipolazione
o deposito con modalità tali da consentire il loro contatto con l’aria ambiente a temperature uguali o superiori a quella d’infiammabilità [diminuita di 5 K], devono essere rispettate le prescrizioni delle Norme del CT 31.

751.04 Criteri di esecuzione degli impianti elettrici negli ambienti a maggior rischio in caso d’incendio

Ai fini della protezione contro l’incendio, gli impianti elettrici devono essere conformi alle prescrizioni integrative che seguono.

Quando in un ambiente sussistono le condizioni per ricadere in più di un gruppo di ambiente tra quelli di cui in 751.03.2, 751.03.3 e 751.03.4, le prescrizioni integrative seguenti per gli impianti elettrici si sommano.

I gradi di protezione IP precisati in questo articolo devono venire rispettati anche se l’apparecchiatura è alimentata da circuiti SELV.

751.04.1 Prescrizioni comuni di protezione contro l’incendio per i componenti elettrici escluse le condutture

Le seguenti misure vanno adottate in tutti i gruppi di ambienti considerati in 751.03, tenendo conto delle indicazioni di cui in 751.04.4 e 751.04.5

751.04.1 La Tabella 1 fornisce informazioni sulle condizioni di installazione e sulla scelta del grado di protezione IP verso la parete delle scatole e delle cassette incassate
 
Tabella luoghi MARCI
Fig. 2 Condizioni di installazione e sulla scelta del grado di protezione IP verso la parete delle scatole e delle cassette incassate

751.04.1.1 I componenti elettrici devono essere limitati a quelli necessari per l’uso degli ambienti stessi, fatta eccezione per le condutture, le quali possono anche transitare.

751.04.1.2 Nel sistema di vie d’uscita non devono essere installati componenti elettrici contenenti fluidi infiammabili.

Commento
Fluidi infiammabili sono le sostanze che sotto forma di gas o vapori possono creare con l’aria in determinate proporzioni, atmosfere esplosive.
...

segue in allegato

-------

CEI 64-8/7 (2012)
Impianti elettrici utilizzatori a tensione nominale non superiore a 1 000 V in corrente alternata e a 1 500 V in corrente continua Parte 7: Ambienti ed applicazioni particolari

Il presente fascicolo contenente la Parte 7 "Ambienti ed applicazioni particolari" della Norma CEI 64-8, fissa le prescrizioni particolari alle quali devono soddisfare gli impianti elettrici realizzati negli ambienti e per le applicazioni particolari elencate nell'indice di questa Parte 7; queste prescrizioni particolari integrano, modificano o annullano le prescrizioni generali delle altre Parti della presente Norma CEI 64-8.Il presente fascicolo della Parte 7 della Norma CEI 64-8 contiene, rispetto alla Parte 7 della precedente edizione, le seguenti modifiche, integrazioni o sostituzioni:

- articoli 701.1 e 701.55 con l'inserimento di nuovi apparecchi utilizzatori adatti ad essere installati nelle zone 0, 1 e 2 dei locali per bagni e docce;
- riformulazione della Sezione 702 con nuove figure esemplificative;- riformulazione di alcuni articoli della Sezione 708;
- nuova Sezione 709 sulle darsene;
- nuove figure 712.1 e 712.2 della Sezione 712;
- riformulazione di alcuni articoli della Sezione 717;
- nuova Sezione 721, che sostituisce la precedente Sezione 754;
- nuova Sezione 729, in sostituzione dell'articolo 481.2.4 della parte 4;
- riformulazione di alcuni articoli della Sezione 751 e nuovo Allegato A (751) relativo all'elenco delle attività soggette al controllo di prevenzione incendi;
- inseriti i contenuti della Norma CEI 64-8 V1:2008 e della Norma CEI 64-8 V2:2009.

Le modifiche sono evidenziate con una linea verticale a margine. Questo fascicolo deve essere utilizzato congiuntamente agli altri 6 fascicoli della presente Norma CEI 64-8 che, si precisa, è costituita dall'insieme di tutti i 7 fascicoli.

La presente versione della Norma Tecnica incorpora l'Errata Corrige n. 1 di Febbraio 2013.

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Set 10, 2019 48

RD 12 maggio 1927 n. 824

Regio Decreto del 12 maggio 1927 n. 824 Regolamento per l'esecuzione del R.D. 09/07/26 n. 1331 che costituisce l'associazione per il controllo della combustione.(GU n.152 del 4-7-1927 ) _________ Testo consolidato alla data del 10-09-2019 con gli aggiornamenti degli atti: 08/02/1929 DECRETO 19… Leggi tutto
Set 10, 2019 67

DM 21 maggio 1974

Decreto Ministeriale del 21 maggio 1974 Norme integrative del regolamento approvato con R.D. 824/27 G.U. n. 179 del 21.07.1974 Collegati
RD 12 maggio 1927 n. 824
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Ago 30, 2019 94

Direttiva 11 marzo 2002

Direttiva 11 marzo 2002 Procedure per l'individuazione, ai sensi degli articoli 4, 6 e 7 del decreto del Presidente della Repubblica 22 ottobre 2001, n. 462, degli organismi di ispezione di tipo "A". CollegatiDPR 22 ottobre 2001 n. 462Guida CEI 0-14 Verifica Impianti di terra DPR 462/01 Leggi tutto
Ago 22, 2019 248

Decreto Ministeriale 2 agosto 2019

Decreto del Ministro dello sviluppo economico 2 agosto 2019 Modifiche alla disciplina del mercato del gas naturale e alla disciplina del mercato elettrico (GU Serie Generale n.196 del 22-08-2019) Con Decreto del Ministro dello sviluppo economico 2 agosto 2019 sono approvate le modifiche alla… Leggi tutto