Manuale monitoraggio specie animali in Italia

Manuali per il monitoraggio di specie e habitat di interesse comunitario (Direttiva 92/43/CEE) in Italia: Specie animali
Il Manuale fornisce strumenti metodologici per l’implementazione di un progr...
ID 27066 | 18 Settembre 2026 / Documento completo in allegato
Documento illustrativo della norma EN ISO 19388, norma tecnica fondamentale creata per guidare i gestori degli impianti di trattamento acque e rifiuti nella corretta conduzione della digestione anaerobica dei fanghi.
Sviluppata dal comitato tecnico ISO/TC 275, la norma raccoglie una serie di raccomandazioni e requisiti operativi pensati per ottimizzare la produzione di biogas, garantire la sicurezza degli impianti e prevenire le problematiche tecniche più frequenti che possono comprometterne la resa.
Le aree principali della norma riguardano:
- Controllo degli odori e gestione dei gas: raccomanda il monitoraggio continuo delle emissioni odorifere tramite sensori specifici (ad esempio per l'idrogeno solforato, con allarmi a soglia) e stabilisce che l'uso della torcia per il biogas debba essere limitato a sole situazioni eccezionali.
- Prevenzione dello schiumeggiamento: il fenomeno della schiuma nei digestori è uno dei problemi operativi più complessi. La norma suggerisce di limitare le variazioni giornaliere del carico organico entro il 10%, prediligendo un'alimentazione continua, oltre a garantire una miscelazione adeguata per evitare zone morte.
- Lotta alla corrosione: la presenza di composti dello zolfo nel biogas provoca un rapido degrado di tubazioni, caldaie e misuratori. La norma indica sia l'uso di materiali adeguati (come acciaio inossidabile o calcestruzzo rivestito con resine epossidiche) sia la precipitazione chimica dell'acido solfidrico mediante sali di ferro.
- Gestione delle incrostazioni di struvite: i depositi di struvite possono ostruire tubi e pompe a causa dei cambi di pressione e pH. La norma suggerisce la precipitazione preventiva del fosfato o l'impiego di processi di cristallizzazione e separazione controllata.
- Rimozione di sabbie e graniglie: l'accumulo di materiale inerte sul fondo riduce il volume utile del digestore e danneggia le eliche di miscelazione. La norma sottolinea l'importanza di un dissabbiamento efficace a monte dell'alimentazione e raccomanda di monitorare la perdita di volume attivo.
L’Allegato A si occupa della caratterizzazione chimico-fisica e reologica del fango. Sono forniti criteri e metodi per misurare la stabilità biologica del fango e per modellare il suo comportamento reologico (di tipo non newtoniano e pseudoplastico), aspetti fondamentali per dimensionare correttamente le pompe, calcolare le perdite di carico e garantire un'ottimale miscelazione interna.
La digestione anaerobica dei fanghi prodotti dagli impianti di depurazione delle acque reflue rappresenta un mercato in forte crescita su scala mondiale. Essa presenta notevoli vantaggi nel trattamento dei fanghi in termini di riduzione volumetrica, riciclo della sostanza organica e recupero energetico.
La standardizzazione delle condizioni operative costituisce pertanto un elemento fondamentale per garantire lo sviluppo efficiente dei processi di digestione anaerobica. Il processo di digestione anaerobica è soggetto all'applicazione di adeguate misure di sicurezza, in quanto può comportare molteplici fattori di rischio. I parametri di sicurezza sono integralmente inclusi nelle analisi dei rischi (es. analisi HAZOP).
- ridurre i solidi volatili, mitigare la produzione di odori e generare biogas;
- ottenere elevate prestazioni e un'ottima stabilità di processo;
- massimizzare la qualità dei sottoprodotti: qualità del digestato e qualità del biogas per i differenti impieghi finali (immissione del biometano raffinato nella rete del gas naturale, stoccaggio criogenico/liquefatto, riutilizzo come carburante, produzione di energia elettrica e termica);
- garantire un'operatività sicura e affidabile: la sicurezza industriale delle tubazioni, della rete di automazione e delle apparecchiature per il biogas rappresenta un aspetto di primaria importanza;
- ridurre le emissioni di gas a effetto serra, con particolare riferimento al metano.
La stabilizzazione anaerobica non equivale alla igienizzazione dei fanghi: l’abbattimento dei patogeni è limitata a un intervallo compreso tra 1 log e 3 log. Riduzioni superiori possono essere ottenute solo applicando specifiche condizioni di temperatura e tempo di ritenzione, che non costituiscono oggetto del presente documento.
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UNI EN ISO 19388
Recupero, riciclo, trattamento e smaltimento dei fanghi - Requisiti e raccomandazioni per la gestione degli impianti di digestione anaerobica
Estratto
Traduzione IT non ufficiale
Campo di applicazione
Il presente documento stabilisce i requisiti e le raccomandazioni per la gestione della digestione anaerobica dei fanghi, al fine di garantire un funzionamento sicuro e ottimale degli impianti, produrre volumi adeguati di biogas e controllare la qualità dei sottoprodotti.
In particolare, sono descritte le condizioni per ottimizzare la miscelazione all'interno del reattore e la gestione dei sistemi di controllo idonei a un esercizio sicuro ed affidabile. Le prestazioni dei processi in termini di produzione di biogas e digestato sono presentate in funzione delle diverse tecnologie disponibili sul mercato. Vengono inoltre prese in considerazione la co-digestione dei fanghi con altri rifiuti (co-substrati) e la miscelazione dei fanghi con rifiuti organici per incrementare il carico organico del digestore.
Il presente documento si applica ai soggetti decisori e agli operatori responsabili della gestione di un impianto di digestione anaerobica.
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Digestore
Forma
La digestione dei fanghi si effettua di norma all'interno di reattori a miscelazione e alimentazione pressoché continua (CFMR - Continuously Fed and Mixed Reactor) suddivisi in uno o più stadi. Le componenti principali di questi reattori a serbatoio agitato continuo (CSTR - Continuous Stirred-Tank Reactor) comprendono i serbatoi, i miscelatori, le coperture e i sistemi di riscaldamento.
Esistono differenti tipologie e configurazioni di digestori anaerobici. La geometria dei serbatoi presenta un'ampia variabilità, dai digestori cilindrici ribassati (detti "a pancake") con o senza copertura galleggiante, fino ai digestori a forma di uovo (ovoidali). Le apparecchiature del digestore, e in particolare i relativi sistemi di miscelazione, dipendono strettamente dalla geometria del serbatoio.
Si distinguono sistemi di digestione a stadio singolo e a doppio stadio (es. mesofilo-mesofilo), dove questi ultimi garantiscono un tasso di degradazione per unità di volume più elevato. Alla digestione anaerobica possono essere associati processi complementari, come ad esempio trattamenti di disinfezione, disintegrazione o idrolisi. Sono inoltre diffusi processi per la rimozione e il recupero del fosforo sotto forma di struvite (fosfato di magnesio e ammonio) direttamente all'interno dei digestori o dalle linee di ritorno, per evitare problemi operativi (es. incrostazioni) nel digestore e nelle apparecchiature poste a valle. I requisiti gestionali dipendono dalla tipologia di digestore, dalla configurazione di processo e dalla loro integrazione.
Le caratteristiche della materia prima alimentata, con particolare riferimento alla concentrazione di solidi, possono influenzare la scelta della tipologia di impianto da adottare.
Sussistono inoltre ulteriori considerazioni di carattere gestionale: negli impianti di depurazione delle acque reflue, la digestione anaerobica deve garantire un'elevata affidabilità d'esercizio, poiché la produzione del fango grezzo avviene in modo continuo.
a) Serbatoi cilindrici ribassati a fondo piatto con rapporto altezza/diametro inferiore a 1:2: tali serbatoi sono diffusi, ad esempio, negli Stati Uniti. Possono essere dotati di copertura galleggiante per il contenimento del biogas, oppure di copertura fissa. La miscelazione è solitamente affidata a ricircoli esterni (es. miscelazione ad ugelli/jet), miscelatori a tubo guida multipli o sistemi di iniezione del biogas multipunto. La rimozione dei sedimenti di fondo si rende necessaria con cadenza pluriennale.
b) Serbatoi cilindrici a fondo piatto con rapporto altezza/diametro di almeno 1:1: tali serbatoi sono comunemente utilizzati in Europa (es. in Francia e Germania). La miscelazione avviene di norma tramite miscelatori meccanici o iniezione di biogas multipunto.
c) Serbatoi cilindrici con duomo superiore e fondo conico con rapporto altezza/diametro della parte cilindrica di circa 1:1: il duomo superiore ha la funzione di concentrare croste e schiume su una superficie ridotta per facilitarne l'estrazione. Poiché le grigliature fini sono ormai ampiamente diffuse nei trattamenti primari degli impianti, questo design è divenuto meno comune in alcuni paesi. La miscelazione viene effettuata tramite ricircolo esterno del fango (per piccoli digestori), miscelatore meccanico centrale a tubo guida o iniezione perimetrale di biogas.
d) Digestori ovoidali (a forma di uovo): sviluppati in Germania e impiegati anche in altri paesi, vengono adottati in impianti di medie e grandi dimensioni. La miscelazione è ottenuta mediante un miscelatore meccanico centrale a tubo guida, un sistema di iniezione perimetrale del gas o una combinazione di entrambi.
[...] Segue in allegato
Fonte: UNI EN ISO 19388
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