Ritardanti di fiamma alogenati in ambienti di lavoro

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Procedura

Procedura sperimentale per la determinazione di ritardanti di fiamma alogenati presenti in ambienti di lavoro

INAIL, 02.09.2019

I ritardanti di fiamma alogenati sono impiegati in comuni oggetti o materiali facilmente infiammabili per ridurre, in caso di incendio, lo sviluppo di fumo e contenere la propagazione della fiamma.

A seguito dell’emanazione della Convenzione di Stoccolma, nella quale alcuni ritardanti di fiamma tossici e bioaccumulabili sono stati dichiarati proibiti, sono stati introdotti nuovi composti di struttura simile i quali, quindi, si suppone abbiano analoga tossicità.

Al fine di monitorare impianti di riciclaggio e smaltimento di apparecchiature elettriche ed elettroniche, è descritto un metodo analitico per l’analisi contemporanea di ritardanti di fiamma di vecchia e nuova generazione.

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I ritardanti di fiamma negli ambienti di lavoro

I ritardanti di fiamma vengono rilasciati nell’ambiente in fase di produzione, di utilizzo, nonché durante lo smaltimento degli oggetti in cui sono presenti. Oltre agli addetti alla produzione delle miscele contenenti i ritardanti di fiamma, anche i lavoratori nel settore delle materie plastiche, delle pelli ignifughe per arredamento, degli interni auto, dei tessili (lana, cotone, poliesteri), dei trattamenti superficiali del legno, dell’edilizia dove si utilizzano schiume poliuretaniche a spruzzo per l’isolamento interno ed esterno, di seminterrati, soffitti e pavimenti possono essere esposti a rischi causati dalla presenza di ritardanti di fiamma.
Particolare attenzione va sicuramente posta ai siti di smaltimento di dispositivi elettrici ed elettronici, dove può esserci anche il rilascio dei composti ormai banditi per legge.

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Indice

Premessa
1. Introduzione
1.1. I ritardanti di fiamma negli ambienti di lavoro
1.2. Impianti di smaltimento di apparecchiature elettriche ed elettroniche
2. Ritardanti di fiamma alogenati in studio
2.1. Policlorobifenili (PCB)
2.2. Polibromobifenil eteri (PBDE)
2.3. 1,2,5,6,9,10-Esabromociclododecano (HBCD)
2.4. Nuovi ritardanti di fiamma bromurati (NBFR)
2.4.1. Esaclorociclopentadienildibromociclottano (HCDBCO)
2.4.2. 1,2-Dibromo-4-(1,2-dibromoetil)cicloesano (TBECH)
2.4.3. 1,2,5,6-Tetrabromocicloottano (TBCO)
2.4.4. Ritardanti di fiamma tribromofenossi
2.4.4.1. 1,2-Bis(2,4,6-tribromofenossi)etano (BTBPE)
2.4.4.2. 2,3-Dibromopropil-2,4,6-tribromofenil etere (DPTE)
2.4.4.3. 2,4,6-Tribromofenilallil etere (ATE)
2.4.5. Ritardanti di fiamma tetrabromo ftalati e tetrabromobenzoati
2.4.5.1. Bis(2-etilesil)tetrabromoftalato (TBPH) e 2-etil-esil-2,3,4,5-tetrabromo benzoato (TBB)
2.4.6. Ritardanti di fiamma bromurati aromatici
2.4.4.1. Esabromobenzene (HBB)
2.4.4.2. 2,3,4,5,6-Pentabromoetilbenzene (PBEB)
3. Determinazione di ritardanti di fiamma alogenati in campioni di materiale particolato
3.1. Campionamento in un impianto RAEE
3.2. Analisi dei ritardanti di fiamma
3.2.1. Estrazione e purificazione in ASE
3.2.2. Analisi in GC-NCI/MS
3.2.3. Analisi quantitativa
3.2.4. Materiale Standard di Riferimento (SRM) NIST 2585
4. Conclusioni
5. Bibliografia

Fonte: INAIL

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