Vademecum Gestione rifiuti in azienda

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Vademecum Gestione rifiuti in azienda

ID 9059 | 12.09.2019

Rev. 0.0 Settembre 2019

Il presente elaborato illustra, anche con il supporto di immagini, quanto disposto in materia di gestione di rifiuti (così come definita nella parte IV del TUA) in ordine alla raccolta, trasporto, recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compresi il controllo di tali operazioni da parte del produttore del rifiuti.

Il vademecum risulta essere così strutturato:

Premessa
1. Definizione di rifiuto
2. Produttore dei rifiuti
3. Responsabilità del produttore di rifiuti
3.1 Oneri a carico del produttore dei rifiuti
4. Ciclo del rifiuto dalla produzione allo smaltimento
5. Codifica del rifiuto
5.1 Attribuzione dei codice CER
5.2 Analisi obbligatorie/non obbligatorie
6. Corretta gestione del deposito temporaneo
6.1 Limite temporale e volumetrico
6.2 Caratteristiche del deposito temporaneo
6.3 Check list Stoccaggio
7. Controllo delle autorizzazioni dei propri fornitori
8. Gestione documentale
8.1 Gestione documentale - Formulario
8.2 Gestione documentale - Registro carico/scarico
8.3 Gestione documentale - Elaborazione MUD
8.4 Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti

...

Excursus

Art. 183 comma 1 lettera n D.Lgs. 152/06
n) “gestione”: la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compresi il controllo di tali operazioni e gli interventi successivi alla chiusura dei siti di smaltimento, nonche’ le operazioni effettuate in qualita’ di commerciante o intermediario. Non costituiscono attivita’ di gestione dei rifiuti le operazioni di prelievo, raggruppamento, cernita e deposito preliminari alla raccolta di materiali o sostanze naturali derivanti da eventi atmosferici o meteorici, ivi incluse mareggiate e piene, anche ove frammisti ad altri materiali di origine antropica effettuate, nel tempo tecnico strettamente necessario, presso il medesimo sito nel quale detti eventi li hanno depositati.

Definizione di rifiuto

Secondo l’articolo 183 co. 1 let a) del D.Lgs. 152/06 si definisce rifiuto qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o abbia l’obbligo di disfarsi.
Di seguito si fornisce uno schema illustrativo della distinzione dei rifiuti, ina base all’origine ed alla pericolosità.

Fig 1

Fig. 1 - Definizione di rifiuto

Distinzione secondo la pericolosità
“rifiuto non pericoloso”: rifiuto che non presenta nessuna delle caratteristiche di cui all’alllegato I Parte IV del D.lgs 152/2006 e smi;
“rifiuto pericoloso”: rifiuto che presenta una o più caratteristiche di cui all’allegato I della Parte IV del D.lgs 152/2006 e smi;
Distinzione secondo l’origine
“rifiuto speciale”:
- Rifiuti da attività agricole e agro-industriale;
- Rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti che derivano dalle attività di scavo
- Rifiuti da lavorazioni industriali;
- Rifiuti da lavorazioni artigianali
- Rifiuti da attività commerciali;
- Rifiuti da attività di servizio;
- Rifiuti derivanti dall’attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi;
- Rifiuti derivanti da attività sanitarie.
“rifiuto urbano”:
- Rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione;
- I rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi dall’uso civile, assimilati ai rifiuti urbani per qualità e quantità
- Rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade;
- I rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private ma comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua;
- I rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali;
- I rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni, nonché gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale.

Produttore dei rifiuti

Il Produttore del rifiuto (art.183 comma 1 lettera f D.Lgs. 152/06) è il soggetto la cui attività produce rifiuti o chiunque effettui operazioni di pretrattamento, di miscelazione o altre operazioni che hanno modificato la natura o la composizione di detti rifiuti.

Il Produttore di rifiuti è sempre colui il quale pone materialmente in essere una determinata attività dalla quale si generano rifiuti.

Art.183 comma 1 lettera f d.lgs 152/2006
f) “produttore di rifiuti”: il soggetto la cui attivita’ produce rifiuti e il soggetto al quale sia giuridicamente riferibile detta produzione (produttore iniziale) o chiunque effettui operazioni di pretrattamento, di miscelazione o altre operazioni che hanno modificato la natura o la composizione di detti rifiuti (nuovo produttore); (N)

(N) -Il D.L. 17 ottobre 2016, n. 189, convertito con modificazioni dalla L. 15 dicembre 2016, n. 229, come modificato dal D.L. 9 febbraio 2017, n. 8, convertito con modificazioni dalla L. 7 aprile 2017, n. 45, ha disposto (con l’art. 28, comma 6) che “Ai fini dei conseguenti adempimenti amministrativi, e’ considerato produttore dei materiali il Comune di origine dei materiali stessi, in deroga all’articolo 183, comma 1, lettera f), del citato decreto legislativo n. 152 del 2006”

Oneri a carico del produttore dei rifiuti

Oneri

Fig. 2 - Oneri a carico del produttore

Attribuzione dei codice CER

Il rifiuto viene classificato come pericoloso solo se le sostanze pericolose in esso contenute raggiungono determinate concentrazioni (criterio del limite della concentrazione), tali da conferire al rifiuto medesimo una o più caratteristiche di cui allegato I del TUA (D.Lgs. 152/06), recante l’elenco delle sostanze pericolose.

Come detto sopra, i rifiuti speciali sono classificati secondo un Codice Europeo dei Rifiuti (CER) composto da sei cifre, il quale li distingue prima per categoria o attività che genera il rifiuto (prima coppia di numeri), poi per processo produttivo che ne ha causato la produzione (seconda coppia di numeri) ed infine per le caratteristiche specifiche del rifiuto stesso (ultima coppia di numero).

L’indentificazione dei rifiuti attraverso l’attribuzione del codice CER deve avvenire attraverso le seguenti modalità (atte a limitare il più possibile l’assegnazione di codici generici):

Fig 2

Le voci dell’elenco rifiuti accompagnate da * si riferiscono a rifiuti pericolosi.

Nel caso in cui per una determinata tipologia di rifiuto esistano nell’Elenco dei CER due voci tra loro speculari, una riferita al rifiuto specifico con caratteristiche di pericolosità e l’altra riferita allo stesso rifiuto ma non pericoloso, è necessario che il produttore del rifiuto – per l’attribuzione del codice corretto – provveda ad apposita caratterizzazione del rifiuto, ovvero alla verifica del suo contenuto di eventuali sostanze pericolose.[..]

...

Analisi obbligatorie/non obbligatorie

Le indagini da svolgere per determinare le proprietà di pericolo che un rifiuto possiede sono le seguenti:
a) individuare i composti presenti nel rifiuto attraverso:
- la scheda informativa del produttore;
- la conoscenza del processo chimico;
- il campionamento e l’analisi del rifiuto;
b) determinare i pericoli connessi a tali composti attraverso:
- la normativa europea sulla etichettatura delle sostanze e dei preparati pericolosi;
- le fonti informative europee ed internazionali;
- la scheda di sicurezza dei prodotti da cui deriva il rifiuto;
c) stabilire se le concentrazioni dei composti contenuti comportino che il rifiuto presenti delle caratteristiche di pericolo, mediante comparazione delle concentrazioni rilevate all’analisi chimica con il limite soglia per le frasi di rischio specifiche dei componenti, ovvero effettuazione dei test per verificare se il rifiuto ha determinate proprietà di pericolo.

Se i componenti di un rifiuto sono rilevati dalle analisi chimiche solo in modo aspecifico, e non sono perciò noti i composti specifici che lo costituiscono, per individuare le caratteristiche di pericolo del rifiuto devono essere presi come riferimento i composti peggiori, in applicazione del principio di precauzione.

Quando le sostanze presenti in un rifiuto non sono note o non sono determinate con le modalità stabilite nei commi precedenti, ovvero le caratteristiche di pericolo non possono essere determinate, il rifiuto si classifica come pericoloso.

Fig5

 Fig. 4 Analisi obbligatorie/non obbligatorie

...

Corretta gestione del deposito temporaneo

Il Deposito Temporaneo è il raggruppamento dei rifiuti effettuato prima della raccolta nel luogo in cui gli stessi vengono prodotti (art. 183 comma 1 lettera bb d.lgs 152/2006).

Articolo 183 comma 1 lett bb) D.lgs 152/2006
bb) "deposito temporaneo": il raggruppamento dei rifiuti e il deposito preliminare alla raccolta ai fini del trasporto di detti rifiuti in un impianto di trattamento, effettuati, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti, da intendersi quale l'intera area in cui si svolge l'attività che ha determinato la produzione dei rifiuti o, per gli imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 del codice civile, presso il sito che sia nella disponibilità giuridica della cooperativa agricola, ivi compresi i consorzi agrari, di cui gli stessi sono soci,  alle seguenti condizioni:
1) i rifiuti contenenti gli inquinanti organici persistenti di cui al regolamento (CE) 850/2004, e successive modificazioni, devono essere depositati nel rispetto delle norme tecniche che regolano lo stoccaggio e l'imballaggio dei rifiuti contenenti sostanze pericolose e gestiti conformemente al suddetto regolamento;
2) i rifiuti devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento secondo una delle seguenti modalità alternative, a scelta del produttore dei rifiuti: con cadenza almeno trimestrale, indipendentemente dalle quantità in deposito; quando il quantitativo di rifiuti in deposito raggiunga complessivamente i 30 metri cubi di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi. In ogni caso, allorchè il quantitativo di rifiuti non superi il predetto limite all'anno, il deposito temporaneo non può avere durata superiore ad un anno;
3) il "deposito temporaneo" deve essere effettuato per categorie omogenee di rifiuti e nel rispetto delle relative norme tecniche, nonche', per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute;
4) devono essere rispettate le norme che disciplinano l'imballaggio e l'etichettatura delle sostanze pericolose;
5) per alcune categorie di rifiuto, individuate con decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero per lo sviluppo economico, sono fissate le modalita' di gestione del deposito temporaneo.

Il Deposito temporaneo è inteso come il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima dello smaltimento, nel luogo in cui gli stessi sono stati prodotti.

Il deposito temporaneo deve essere effettuato per categorie omogenee di rifiuti che non possono essere miscelati/mischiati/accantonati in uno stesso contenitore.

Il deposito temporaneo è mono-soggettivo, in quanto non è possibile, in caso di diverse imprese operanti nello stesso sito, la creazione di un deposito temporaneo cumulativo. In caso di deposito di rifiuti pericolosi, deve essere vietato l’accesso ad estranei.

E’ importante che gli operatori tengano presente che la nozione di “luogo di produzione” dei rifiuti non potrà essere interpretata in modo eccessivamente ampio, proprio perché questo comporterebbe una dilatazione non consentita del concetto di «deposito temporaneo», la quale potrebbe essere interpretata dalla giurisprudenza (anche e soprattutto in sede penale) come “abuso” del regime derogatorio connesso a quest’ultimo concetto.

Check list stoccaggio

Check

[...segue in allegato]

Gestione documentale - Registro carico/scarico

Per i soggetti di cui all’art. 189 comma 3 del d.lgs 152/2006 e smi è previsto l’obbligo di tenuta di un registro di carico-scarico su cui devono essere annotate le informazioni sulle caratteristiche qualitative e quantitative dei rifiuti. I soggetti di cui all’art. 189 comma 3 sono di seguito riportati:

 Produttori

segue in allegato

Fonti
- D.Lgs 152/2006 Norme in materia ambientale 
- Regolamento (CE) N. 1272/2008 
- ADR 2019

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